Credo di essermi rotta.

Come se qualcosa di robusto, tenuto insieme per tanti anni dalla sua tempra, si fosse spezzato e fosse stato riparato con qualche colla speciale per durare tanti anni ancora ma ormai nemmeno quella colla bastasse più a tenerne insieme i pezzi.

Credo di essere stata forgiata con il miglior materiale possibile e poi temprata con anni di autodisciplina per sopravvivere ad eventi e mancanze che mi hanno accompagnato da sempre.

Chiunque mi conosca può testimoniare la mia capacità di autosufficienza, organizzativa e interventista in ogni situazione, la mia capacità di dare aiuto quando serve, di essere forte al momento giusto.

Ecco mi sono stancata di essere forte, sono stanca di indossare il mio sorriso ogni giorno, quel sorriso che mi sono portata appresso anche quando di sorridere non avevo davvero voglia ma è quel sorriso che spesso ha fatto stare meglio qualcuno oppure ha fatto dimenticare qualche problema oppure ancora ha predisposto gli altri in modo positivo nei miei confronti.

Un sorriso che è il mio biglietto da visita ma che spesso ha mascherato il dolore, la paura, la tristezza.

Sono stanca, anche fisicamente, ma non solo fisicamente e sto qui seduta a chiedermi se ho mai incontrato nella mia vita qualcuno che potrebbe fare per me quello che ho fatto per gli altri a parte l’uomo che ha deciso di starmi a fianco e che conosce le mie debolezze.

Ho sempre dato di me l’impressione di una donna indipendente e infallibile, capace di qualunque cosa, ma dentro ho combattuto battaglie infinite, notti insonni, attacchi di panico, ogni tipo di paura.

So anche di non essere l’unica donna a comportarsi in questo modo, donne Alpha le chiamano, quelle determinate, quelle che hanno combattuto per affermarsi, sicure del loro valore, responsabili di ogni loro azione.

Credo ormai di aver usato tutto il carburante e di essere rimasta a secco nello sforzo di andare sempre a mille e non fare mai pesare i miei problemi sugli altri, perché chi è abituato ad aiutare sempre non ha mai imparato a chiedere aiuto.

Purtroppo tutti abbiamo bisogno di qualcuno, tutti abbiamo bisogno di aiuto.

Purtroppo gli altri, con i loro atteggiamenti, possono farci male, molto male, anche se non lo mostriamo quasi mai.

Credo che d’ora in poi permetterò alle persone di vedere le mie ferite e forse sarà visibile la mia vulnerabilità che ho sempre tenuto nascosta.

Non smetterò di aiutare gli altri e di essere forte, perché ormai è la mia vita, ma non permetterò più alle persone di ferirmi senza capire quanto male mi fanno e soprattutto mi allontanerò dalle persone che, nonostante abbiano vissuto il mio dolore perché io stessa più volte glielo ho mostrato, hanno fatto finta di nulla perché era più comodo così, perché era più comodo usarmi.

Cercherò un collante che mi rimetta insieme, che mi permetta di stare in piedi in modo autonomo ma contemporaneamente impedisca agli altri di spezzarmi ancora.

Me lo devo.

 

Oggi l’appiglio per parlare di donne violentate la fornisce una sentenza che parla di ubriachezza e mancata aggravante perché la donna violentata non è stata fatta ubriacare dal suo violentatore ma si è ubriacata autonomamente e quindi deve rispondere della sua stoltezza.

il solito “Se l’è cercata” 

Personalmente ritengo che il punto non sia il giudice che ha correttamente applicato la legge in questa sentenza, che il punto non sia il modo in cui è stata riportata la notizia dai media, come sempre in modo sensazionalistico ma spesso fuorviante.

Il problema è invece il fatto che si possano applicare aggravanti se uno ha fatto o non fatto ubriacare una donna e poi l’abbia violentata o se la donna abbia indossato la minigonna o un paio di jeans o se abbia gridato forte il suo NO e abbia o meno usato le unghie per difendersi.

Purtroppo si dovrebbe solo prendere in considerazione lo stupro come tale e punirlo con una pena molto alta e senza se o senza ma.

Questo è il mio pensiero. E invece c’è sempre il sottinteso “se l’è cercata”.

Se l’è cercata vestendosi in un certo modo o bevendo troppo. Non ne usciremo mai.

In giugno, complice anche la settimana di “detox social”, ho finalmente ricominciato a leggere come facevo una volta. Sono sempre stata una divoratrice di libri e solo il tempo perso sui social ha rallentato il tempo dedicato a questo hobby stupendo che è la lettura.
Alcuni di questi libri sono stati acquistati o scaricati sul mio fedele Kindle a seguito delle recensioni di @tegamini (Francesca Crescentini) attraverso la sua rubrica #LibriniTegamini che vi consiglio di seguire su instagram o sul suo blog  e che ringrazio per i continui ed interessanti spunti che ci regala.

Di seguito una breve recensione dei libri che ho letto che, come vedrete, sono quasi tutti del mio genere preferito: romanzo avventuroso, thriller.

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John Grisham è uno dei miei autori preferiti in assoluto quindi è veramente difficile che un suo libro non mi piaccia.

In questo libro si parla di furto di opere d’arte e di ricettazione. L’affascinante figura di Bruce Cable che ha una vera passione per i libri antichi e i manoscritti rari potrebbe nascondere nella sua libreria i manoscritti rubati? Una giovane scrittrice verrà “ingaggiata” per scoprirlo.
Libro che stranamente si allontana dalle storie a cui Grisham ci ha abituato. Meno incalzante ma più romanzato. Comunque piacevole.

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Ho letto il libro di Sara Gazzini, conosciuta sui social che giaceva da un po’ in attesa. Il libro parla di un gruppo di donne che si incontrano in un seminterrato e parlano delle loro esperienze come se fosse un incontro degli alcolisti anonimi. Una terapia di gruppo organizzata da una terapista che cerca di aiutare le 8 donne riunite perché anche la loro è una forma di dipendenza, quella degli incontri sui social, delle notifiche di whatsapp, degli amori sbagliati, dei cuori infranti.  Se frequentate i social vi basterà un attimo per immergervi nei loro pensieri ma anche se non li frequentate perché i problemi d’amore in fondo sono comuni a tutte… terapista compresa.

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Questo libro è tanto irreale quanto appassionante. Due sorelle e uno zio invalido vivono in una grande casa in apparente felicità occupandosi di giardinaggio e cucina.
Vivono isolati e da subito si capisce che sono ciò che resta di una famiglia quasi completamente sterminata durante un pranzo, alcuni anni prima, a causa di un avvelenamento collettivo.
L’ingresso nella storia e nella vita di queste tre persone di un cugino sconvolgerà la pace e porterà ad eventi sconvolgenti.
La descrizione dei luoghi e delle persone coinvolte è veramente appassionante e non smetterete di leggerlo fino all’epilogo finale.

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Premonizioni, avvertimenti che gli animali del bosco portano agli abitanti di questo paese che hanno una caratteristica comune: si sentono tutti scrittori. Così quando un editore entrerà in paese promettendo un premio letterario la vita del paese sarà sconvolta. Sarà forse che l’estraneo è il diavolo in persona?
Il libro si legge velocemente e ha il ritmo di un thriller.  Godibilissimo.

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Di nuovo Grisham. In questo libro tre studenti iscritti alla scuola di legge si ribellano al sistema e cercano di liberarsi dei debiti contratti per poter studiare in una scuola peraltro mediocre e con l’intento di smascherare la truffa che sta dietro a questi prestiti concessi agli studenti, decidono di non portare a termine gli studi e fingono di essere già avvocati abilitati. Ovviamente il loro cammino nella illegalità sarà complicato, molto rischioso e pieno di colpi di scena. Ce la faranno?
Da leggere tutto d’un fiato.

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Non leggete questo libro se avete paura delle streghe. Un intero paese è da secoli “prigioniero” di una maledizione. La strega che appare random lungo le strade o nelle case è ben conosciuta dagli abitanti del paese. Non si può parlare di lei, non si può allontanarsi dalla città, non si può far sapere agli estranei la storia della strega. Una tacita forma di rispetto per questo fenomeno soprannaturale che verrà sconvolto da azioni di disturbo perpetrate inizialmente da ragazzini del luogo che vogliono ribellarsi a queste imposizioni.
In un crescendo di avvenimenti e di orrore il lettore verrà portato verso la fine del libro e degli eventi trattenendo il respiro.
Se amate il genere vi assicuro che è strepitoso.

IMG_1172I personaggi di questo libro giallo, ambientato nel 1920, ruotano attorno alla morte improvvisa, violenta e misteriosa dell’infermiera Florence Nightingale e alle vicende della diciottenne Louisa Cannion che si butta giù dal treno in corsa per sfuggire a uno zio pericoloso che intende pagare i propri debiti offrendo i “servigi” della nipote a uomini privi di scrupoli. Louisa riesce a farsi assumere in una famiglia più che benestante come istitutrice e insieme a Guy della polizia ferroviaria, che l’ha soccorsa in stazione, cercherà di districare il complicato rebus legato all’assassinio avvenuto sul treno.
La storia è ispirata al vero omicidio mai risolto di Florence Nightingale.

Buona lettura.

Volevo parlarvi di un argomento che mi sta molto a cuore ma al quale spesso non si pensa, ovvero il dolore invisibile.

In questo momento non mi riferisco al dolore psicologico che merita un capitolo a parte e nemmeno al dolore di violenze domestiche che è tema molto delicato e che non posso trattare io (per fortuna).

Mi riferisco unicamente al dolore fisico.

Ci sono molte persone che convivono con il dolore fisico, perche hanno una malattia autoimmune oppure per malattie diverse più o meno gravi e non sempre, il loro dolore, può essere tenuto sotto controllo.

Questo non vuole essere un post di aiuto a queste persone perché purtroppo non ho nessuna soluzione per loro che non sia di rivolgersi ai medici di competenza per ogni patologia.
Questo post invece e diretto a chi fortunatamente questi problemi non ha perché possa comprendere alcuni concetti ed essere di aiuto e comprensione a chi invece convive con il dolore fisico.

Chi ha problemi cronici che gli causano dolore fisico vive una vita quasi normale, esce, fa spesa, va al lavoro, esce con gli amici, va in vacanza, fa viaggi ma con uno sforzo personale a volte insormontabile, ciò che per una persona comune è infatti normale per chi soffre di queste patologie molte attività quotidiane richiedono l’energia di scalare una montagna.
A volte assumono farmaci invasivi, che spesso modificano il loro corpo oppure sono poco tollerati creando effetti collaterali fastidiosi.

Queste persone avranno bisogno di momenti di riposo che risulteranno incomprensibili, non sempre riusciranno a fare attività fisica, una passeggiata, una sezione in palestra senza poi dover prendere una analgesico o recuperare con riposo forzato nei giorni successivi.
Queste persone hanno solo bisogno di comprensione e di aiuto ma spesso non lo chiederanno per vergogna o per riservatezza se non fate parte della loro vita quotidiana.

Quindi ricordate che il dolore non è un tatuaggio ne una luce che si accende in fronte, ma è un problema silente e invisibile. Non tutti hanno il lamento facile e potrebbero essere accanto a voi, lavorare con voi, viaggiare in autobus con voi essere in coda al supermercato senza che voi lo sappiate.

Quindi armatevi di pazienza e di comprensione per chiunque vi sembri diverso da voi perché potrebbe far parte della schiera innumerevole di vittime del dolore cronico.

Non sempre un sorriso stampato in volto significa felicità ma la cosa più comoda da indossare per nascondere il proprio difficile quotidiano.

 

 

 

 

La decisione di restare una settimana lontana da TUTTI i social è spiegata in Questo post

Non sono mai stata senza social fatta eccezione per alcuni giorni nel 2014 ma per un evento decisamente eccezionale, infatti a causa di una alluvione andò sott’acqua la centrale Telecom e restammo senza adsl e segnale dei cellulari.

Il motivo che mi ha spinto ad effettuare questa prova drastica che ho definito Detox Social” è l’insofferenza degli ultimi tempi e il ritrovare alla fine del percorso un modo più ragionevole di frequentare questo mondo virtuale, togliendo tutto il “rumore” di fondo e tenendo solo la parte migliore.

Ecco quindi come è andata sotto forma di DIARIO:

Prima di tutto disattivo le notifiche sul cellulare che sono una calamita incredibile a causa di quei numeretti che dicono “guardami…guardami…” La gestualità è la sfida più difficile, viene automatico prendere in mano il cellulare. Dopo 10 minuti mi sono già pentita. Come farò? E’ una crisi di astinenza vera e propria. Poi rifletto e penso: Ho smesso di fumare, vuoi che non riesca a reggere l’istinto di aprire Facebook, Instagram o Twitter?

Primo giorno (8 giugno)

Con il marito andiamo a pranzo in un posto dove ci sono rose a profusione e non posso postarle su IG anche se lo avevo promesso ai miei follower. Niente paura, decido di salvare piccoli video da ripescare fra una settimana.

Ho dimenticato di disattivare le notifiche dall’ipad e vedo il numerino che mi segnala di avere interazioni in sospeso su Facebook e Instagram ed io, che ho l’abitudine di rispondere sempre a tutti, mi lascio prendere dallo sconforto. Penseranno che sono maleducata? Resisto comunque alla tentazione di sbirciare e disattivo le notifiche anche su questo device.

Secondo giorno (9 giugno)

Mi manca ascoltare le Instagram stories mentre mi dedico alla noiosa attività dello stirare e mentre pulisco la verdura. Penso che potrebbe essere utile acquistare un audiolibro. Ci penserò.

Intanto nel tempo libero leggo un libro che avevo in sospeso da giorni. L’ho letto in meno di 24 ore. Quanti libri aspettano di essere letti e giacciono in sospeso nella libreria e nel kindle!

Scopro con piacere che Netflix ha rilasciato una puntata finale di oltre due ore di Sense8 e non posso gioirne sul web. Ne gioisco da sola e me la guardo tutta nel pomeriggio. Grazie Netflix, mi serviva proprio questa puntata a sorpresa.

Durante il giorno prendo in mano diverse volte il cellulare e clicco in modo inconsapevole sulle app. dei Social. Chiudo immediatamente ma mi rendo conto che questa gestualità è la parte peggiore della dipendenza.

Ricevo una mail con la notifica di un messaggio privato di twitter e rispondo in DM a questa persona (che ha incontrato un mio follower e hanno parlato di me) perché mi sembra veramente maleducato non farlo, ma mi limito a questo, gli spiego del detox e chiudo immediatamente l’app.

Terzo giorno (10 giugno)

In giardino sta fiorendo l’hemerocallis, scatto qualche foto e un mini-video, non si sa mai che fra una settimana non riesca a mostrarne la bellezza.

Ho ritrovato in un vecchio portariviste giornali che non ricordavo di avere e che avevo evidentemente dimenticato di leggere: due vecchie riviste di giardinaggio e un paio di arredamento d’interni. Penso che mi farà comodo sfogliare qualcosa di poco impegnativo davanti alla TV invece di scorrere la TL di Twitter o la bacheca di Facebook come sono solita fare la sera.

Quarto giorno (11 giugno)

Penso che oggi sono a metà della mia “impresa” il giorno che segna la metà del percorso e mi rendo conto che la mia dipendenza da click sta scemando. Oggi nemmeno una volta ho cliccato per errore sulle icone dei social.

Continuo a leggere libri, sono già arrivata al terzo (ho sempre letto in modo incredibilmente veloce) e questa nuova attività mi da una immensa felicità, mi mancava la lettura e le storie, tutte diverse. che hanno un inizio e una fine. Mi ritrovo a leggere anche un libro, lasciato in disparte, che ha scritto una ragazza che seguo da tanto tempo su twitter e che, guarda caso, parla dell’amore ai tempo dei social. Evidentemente era questo il momento di leggerlo.

Quanto ai libri che sto divorando leggendo progetto già di scrivere un post al riguardo per consigliarvi quelli migliori.

Anche alla sera prima di dormire leggo un po’ tralasciando quella brutta abitudine di fissare lo schermo dell’ipad fino al momento di addormentarmi. So benissimo che la luce dello schermo fa malissimo e soprattuto prima di addormentarsi è deleteria e sono felice di scoprire che tutto sommato si può vivere senza farsi del male.

Quinto giorno (12 giugno)

Vado a pilates e faccio tutte le mie quotidiane attività senza quasi pensare al mondo virtuale che sto volutamente evitando. Non pensavo veramente che mi sarebbe mancato così poco essere connessa. Io che sono “dipendente” dai social da tanti anni e in modo piuttosto assiduo.

Facendo un po’ il punto della situazione direi che mi mancano veramente poche persone su instagram stories e medito già di silenziare tanti account che mi rendo conto costituiscono quello che io definisco il “rumore” di fondo che non voglio più avere se voglio utilizzare i social in modo più consapevole e limitato.

Anche su Facebook so già che dovrò togliere l’amicizia ad alcune persone che fanno discorsi a senso unico, spesso politici, a coloro che cadono nelle bufale quotidianamente, a coloro che invece non hanno mai interazioni con me, a quelli che intervengono nei miei post solo se possono criticarmi altrimenti mi ignorano. Che tengo a fare tutti questi inutili finti “amici”?

Sesto giorno (13 giugno)

Mi sto avvicinando alla fine di questo percorso e calcolo quanti libri sto leggendo e quanto tempo libero ho rispetto a prima, sono arrivata a 5 libri letti e lo so, sembra incredibile, ma rende la misura del tempo che i social occupavano nel mio quotidiano.

Oggi che ho un po’ di tempo inizio a scrivere questo post per raccogliere le idee di questo esperimento intanto che i ricordi non sono ancora svaniti.

Un rilievo interessante è che leggo le notizie dei fatti quotidiani attraverso i mezzi di informazione più affidabili e non attraverso i social come spesso avveniva. Le notizie non passano attraverso le solite manipolazioni, le solite esagerazioni, le solite frasi estrapolate i soliti inutili meme. Riesco a concentrarmi maggiormente riflettendo e giudicando con la mia testa – come peraltro faccio sempre – ma finalmente non condizionata dalle “urla” del web. Provare per credere.

Settimo giorno (14 giugno)

Oggi è l’ultimo giorno di detox.

Un po’ mi spiace, ormai avevo trovato un certo equilibrio. Il mondo virtuale non mi manca per niente, adesso so che potrei tranquillamente chiudere gli account che ho sui social e non mi succederebbe nulla, ma ora so anche che posso usare i social in modo più limitato, so che posso collegarmi per un tempo minore al giorno e voglio darmi delle regole da rispettare. So che posso seguire con piacere tutte le persone bellissime che ho conosciuto e che ho spesso incontrato anche dal vero e delle quali non voglio privarmi.

Dovrò immergermi inevitabilmente nel mondo social per gestire eventuali messaggi a cui non ho potuto rispondere ma so che poi entrerò in modalità “SOCIAL RESPONSABILE”.

E’ un po’ come bere ma bere responsabilmente… Rido.

Conclusione

Sono molto felice di aver deciso questa settimana di black out social perché mi ha fatto riflettere su un sacco di cose.

Quel mondo che chiamiamo tutti VIRTUALE è più reale di quanto pensiamo perché sono le persone che mancano non gli account, la differenza è che dalle persone attorno a te non puoi sfuggire solo spegnendo una app.

Fra tutti i social Twitter (nonostante sia quello dove ho il maggior numero di seguaci) è il social che mi è mancato di meno.

Alla fine le persone che mi sono mancata sono una ventina distribuite fra i vari social ed è su queste persone che mi concentrerò in futuro.

Mi è mancato lo scambio di chiacchiere con i miei follower, alcuni di loro so che mi apprezzano e mi seguono con piacere ed è anche per loro non chiuderò gli account.

Non mi è mancato nemmeno espormi in video nelle stories. Se non si utilizza Instagram per lavoro il mostrarsi è innegabilmente un modo di gratificare il proprio ego e una forma di comunicazione ma anche di esibizionismo, forma benigna e innocua ma pur sempre di esibizionismo si tratta. Chiunque si espone sui Social ne ha un ritorno di gratificazione. È sempre bene verificare quanto questa gratificazione sia importante. Perché se non possiamo farne a meno forse c’è qualche insoddisfazione o problema di fondo che sarebbe opportuno indagare.

Infine almeno una nota positiva mi sento di trovarla, i social ci aprono la mente, ci fanno ascoltare idee diverse dalla nostra, ci mostrano il mondo fuori dal nostro orticello, non dobbiamo privarcene, dobbiamo solo regolarne l’utilizzo affiché non diventino una ossessione. Ma non dobbiamo mai permettere che ci mettano di malumore come è capitato a me recentemente perché allora vorrà dire che non si tratta più di svago ma di condizionamento.

Ricordiamoci sempre che tutto ciò che diventa per noi una abitudine così radicata da condizionarci il quotidiano e farci pensare di non poter fare a meno di questa cosa è una vera e propria dipendenza e dalle dipendenze, da qualsiasi dipendenza occorre staccarsi perché non è buona cosa.

Io ora so che posso stare senza social e che non sempre il socializzare con questi stumenti è un bene. Parola di Zeta.

 

 

 

 

 

Sapete tutti quanto io sia social quindi immaginerete già quanto mi costerà resistere ad una settimana senza i Social.

Ormai però ho deciso, a partire da domani 8 giugno, effettuerò una settimana di disintossicazione dai social.

Inizio di venerdì perché – alla faccia delle superstizioni e dei detti popolari che impongono che “di Venere e di Marte non si sposa e non si parte e non si da principio all’arte”, il venerdì è sempre stato il giorno dedicato ai miei cambiamenti, trasloco compreso.

Alla fine di questa scommessa con me stessa scriverò un articolo per il blog spiegandovi come è andata e anche come ho occupato il tempo senza sbirciare continuamente Twitter, Facebook, Instagram ecc.

Spero anche di capire le persone che mi saranno mancate maggiormente e farò un po’ di selezione tagliando un po’ di rami secchi. Ovviamente non scrivetemi perché non vi leggerò.

Tifate per me.

Ci rivediamo il 15 giugno a meno che io decida di chiudere tutti gli account…

SCHERZO EH 😂

Il disagio delle persone che frequentano i Social (di cui vi agevolo campionatura) è la presa in giro alla Ferragni solo perché posta due foto scrivendo “Always with me”

Da quella che la rimprovera per non essersi struccata la sera prima (ma davvero davvero??) a quelli che sostengono che il bambino sia sempre con la Baby Sitter a chi le fa la paternale perché mostra il figlio, a chi vorrebbe invece immagini del “vomitino” di Leo o immagini di Chiara mentre cambia un pannolino magari con la prova che Leo fa la cacca come tutti i bambini.
Ma davvero?! Ma davvero davvero?
Questa ragazza e circondata da parenti e certo può permettersi una baby sitter perché mai dovrebbe fare la vita che qualcuno vorrebbe lei vivesse?
Ovvero mostrarsi in vestaglia, sfatta, struccata, alle prese con il vomito e il pianto di suo figlio, magari anche in preda, perché no, di un po’ depressione post partum?
Beata lei se ha un aiuto, beata lei se ha un fisico che è tornato in forma in tempi incredibilmente brevi.
È ovvio che ci fa vedere i momenti migliori. Perché questa critica?
Perché infierire su una ragazza che ha la fortuna di potersi dedicare al suo lavoro senza annullarsi?
Tante battaglie sulla libertà della donna, contro la discriminazione che la donna subisce a causa della gravidanza, battaglie per dimostrare che la gravidanza non è una malattia e poi se qualcuna dimostra che la gravidanza non è una malattia, se hai la possibilità di essere aiutata, ecco che la stronchiamo.
Quanto livore, quanta tristezza.
Io non capisco. Davvero.

 

E’ da diverso tempo che non ho più voglia di scrivere sul blog ma attribuisco questa “pausa” anche alla mia poca voglia di partecipare ai social in genere così come ho sempre fatto, in modo assiduo da moltissimi anni. Immagino quanto poco vi potrà interessare ma visto che in questo blog, come sempre, condivido i miei pensieri questo è uno di quelli che mi frulla in mente da un po’.

Purtroppo i social sono cambiati e certamente sono cambiata io.

Probabilmente negli anni è anche aumentata la platea di persone iscritte ai social, basti pensare che il mio numero di iscrizione a Twitter è intorno a 166.000.000 di unità mentre i nuovi iscritti hanno numeri a 18 zeri (diciotto zeri capito! 1.000.000.000.000.000.000), con la conseguenza che, anche se il bello dei social è poter dare parola a tutti, questa moltitudine di “tutti” comincia a creare un po’ troppa caciara.

Ho sempre meno voglia di condividere, sempre meno voglia di partecipare a discussioni. Perché ogni discussione – soprattutto su twitter – genera una potenziale lite.  Perché – soprattutto su facebook – persone che ti ignorano per la maggior parte del tempo e non mettono mai un like o commentano in modo positivo i tuoi post, appaiono unicamente se possono contrastarti, spesso facendo finta di non capire il tuo pensiero o il senso del tuo discorso.

Parliamoci chiaro, il contraddittorio è molto importante, ci mancberebbe che tutti la pensassero come me ma che alcuni soggetti si palesino unicamente quando possono contestare o sminuire secondo me non ci sta.

Comunque ti giri sui social ci sono “battaglie” toni che si alzano troppo, persone che offendono chiunque senza alcun rispetto approfittando spesso dell’anonimato che, in particolare twitter, offre loro.

Correda il disagio un intero sottobosco di  pettegolezzi, cose riferite (spesso male o fuorviate) e polemiche, questo è per esempio uno dei motivi che mi hanno allontanato definitivamente da snapchat dove peraltro l’anonimato impedisce qualunque controllo su chi ti segue in realtà.

Condivido ancora qualche storia su Instagram e continuo a pubblicare fotografie che non generano mai contestazioni per fortuna ma raccolgono se mai diversa indifferenza da parte anche di chi, dei video delle storie non se ne perde uno, ma mai che ti metta un like ad una foto.

Tanto voyerismo, poca empatia, tanta critica, poca condivisione e bullismo 2.0.

Senza contare le innumerevoli notizie manipolate spesso dalle stesse testate on line, bufale,  frasi estrapolate dal contesto, informazione fuorviata, campagne denigratorie.

Se aggiungiamo poi che i social sono diventati campo di battaglia per influencer più o meno famosi che ti tempestano, spesso in modo sfinente, con centinaia di proposte di acquisto del più disparato settore merceologico,  ecco fatta la chiusura del cerchio.

Certo basta selezionare chi seguire e io lo faccio ovviamente ma se devo seguire una manciata di persone soltanto, dove finisce la socializzazione? Piuttosto leggo un libro.

Insomma sto riflettendo se continuare a frequentare i social o decidere che il mio tempo è finito ed iniziare prima a rallentare e poi a chiudere i profili. Non mi piace agire d’impulso preferisco riflettere con calma su questo disagio che provo quindi starò alla finestra a pensare e poi deciderò anche perché, parliamoci chiaro, i social mi hanno dato tanto, non posso pensare di buttare tutto vi così.

Io sono un’anima social nella vita e nel virtuale per questo la scelta è complicata ma credetemi, a parte pochissime persone (seguiamo persone ricordiamocelo non account)  che mi mancherebbero davvero tanto, non trovo altro motivo per restare in questa giungla che i social sono diventati.

 

 

 

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Sono felice, davvero di cuore, per tutte quelle che celebrano la festa della mamma, le abbraccio senza nessun animo invidioso perché l’invidia è un sentimento che non mi appartiene. 

Le abbraccio forte ma il mio abbraccio affettuoso vada anche anche a tutte le figlie che non hanno questa fortuna da condividere:

Quelle che una mamma non l’hanno più 

Quelle che il Mulino Bianco è un’altra cosa.

Quelle che la matrigna di Cenerentola era buona.

Quelle che hanno dovuto fare le madri delle proprie madri.

Quelle che hanno dovuto fare le mamme di se stesse.

Quelle che madri non saranno mai, ma sarebbero state ottime madri.

Quelle che si sono accontentate di essere zie. 

Quelle che “tu non sei madre non puoi capire” 

Quelle che “di mamme ce n’è una sola” … e meno male.

Quelle che … aggiungete voi a piacere (…….)

Io ho troppa gente da abbracciare. 

Chi approda per la prima volta su questa nuova versione del blog avrà già capito che qualcosa è cambiato.

Ho deciso di cambiare piattaforma passando da Blogger a WordPress che mi da più garanzie per gestire le normative privacy che ci stanno mettendo alla prova.

Questo blog non raccoglie dati particolari e non è un blog di tipo “commerciale” però occorre tutelarsi e quindi eccomi qui, a decidere se restare o cancellare il blog.

State sintonizzati…

 

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