Categoria: cyberbullismo

Non si fa che parlare di lei, di Sarahah.
Chi è Sarahah?
Non è una giovane fanciulla dal nome esotico, ma una app. una nuova app che permette di registrarsi e mandare messaggi anonimi.
Sarahah in arabo vuol dire schiettezza, apertura, onestà.
Confesso che appena ne ho sentito parlare, anzi ne ho letto su Twitter – che è sempre il veicolo più veloce per conoscere le cose – ho pensato che fosse una cosa assurda, naturalmente prima di dare dei giudizi su qualcosa o qualcuno mi piace verificare di persona, così ho scaricato l’app e mi sono registrata per vedere di che cosa si trattava.
Confesso di essermi registrata soprattutto per bloccare il mio nick che utilizzo ormai da anni su tutti i social (azzetazeta) ed evitare che qualcuno lo prendesse al mio posto.
Ho letto qualcosa in rete su questa app. che risulta creata dal 29enne saudita Zain al-Abidin Tawfiq e che in poco tempo ha collezionato oltre 20 milioni di utenti.
Il motivo per cui questa app è nata, o almeno così è stato dichiarato dal suo ideatore, è per permettere ai dipendenti di esprimere giudizi in forma anonima sui loro capi senza possibilità di replica. 
Il problema è che così come è strutturata si presta a diventare una app molto rischiosa se utilizzata in modo incontrollato e crea un giustificato allarme cyberbullismo.
La possibilità infatti di inviare messaggi a chiunque in forma anonima permette l’invio anche di offese e messaggi denigratori e/o persecutori.
La registrazione è molto semplice e richiede di creare un user e di fornire un indirizzo e-mail.
Verrà creato un profilo “nomeutente.sarahah.com” che potrete inserire in ogni altro vostro social per essere contattati in forma anonima. 
Precisazione: se volete essere rintracciati con il vostro nick dovrete inserire lo stesso anche nello spazio “nome” perchè è quello che serve al motore di ricerca per rintracciare un utente.
L’app vi proporrà di condividere i vostri contatti (cosa che io non ho permesso) e da quel momento potrete pubblicizzare il vostro nick e ricevere commenti in forma, ripeto, completamente anonima.
Non c’è possibilità di replica al commento, potrete solo scegliere di inserire il commento fra i preferiti o di bloccare l’utente.
Nelle impostazioni avrete alcune possibilità di scelta fra cui quella di permettere l’invio dei messaggi anche da utenti non registrati all’app. e oltre al blocco utente anche di filtrare parole offensive.

Il mio parere personale è che una cosa di questo tipo non abbia senso, l’anonimato è pericoloso e l’utilizzo di una app per permettere questo tipo di approccio, sia con commenti positivi che negativi, non sia destinata a produrre nulla di buono.

Nelle relazioni, mi piace “metterci la faccia” non mi piace nascondermi dietro l’anonimato infatti, nonostante usi un nick nei social, molti mi conoscono e sanno chi sono e mi hanno pure visto in video su periscope e snapchat e credo che il male di quasi tutti i social siano le chat spesso sottobosco di maldicenza come ho già avuto modo di dire in altri post su questi blog.
Molto spesso c’è addirittura chi crea account fake proprio per poter offendere restando impunito e avvelenando ciò che di bello c’è in un social.
Non vedo quindi come sia possibile apprezzare una app che permette il completo anonimato, peraltro senza alcuna possibilità di replica.
Concludendo: salvo che il mio giudizio non cambi in tempi brevi, l’app verrà presto disinstallata dai miei dispositivi ne consegue che, chi vuol commentare qualcosa in forma anonima ad azzetazeta.sarahah.com “lo faccia ora o taccia per sempre” con buona pace di tutti.

Una tredicenne di Parma per 9 mesi ha insultato la Lucarelli sui social – Facebook in particolare – (questa volta è la Lucarelli ma succede quotidianamente con persone famose e non) così come fanno purtroppo molti ragazzini (e anche non ragazzini) pensando che sia un gioco fare cyberbullismo convinti di non venire mai scoperti se nascosti da profili anonimi.
Una piaga “social” da combattere strenuamente, a mio parere, con ogni mezzo.
Ma il problema principale è che i genitori e gli educatori in genere non si rendono conto che occorre -anche- una educazione digitale.
Purtroppo si assiste sempre più spesso ad una quasi totale mancanza di educazione e rispetto nei ragazzi e adolescenti che se ne vanno in giro “bulleggiando” a scuola, per strada, sugli autobus, ovunque.
La tredicenne è stata smascherata (della serie puniamone uno per educarne tanti) ma poi leggi che la madre della tredicenne pur scusandosi con la Lucarelli (e meno male che non ha preso le difese della figlia come a volte fanno certi genitori) quando la Blogger  le suggerisce come punizione il blocco del profilo Facebook della ragazzina, la madre dice che non lo farà perché la figlia si è messa a piangere disperatamente.
Di fronte a questo episodio non c’è più bisogno di capire che, se si perdono queste occasioni per educare, abbiamo perso tutti.
Perché se due schiaffoni ben assestati dai genitori (come era consueto fare una volta) non si possono più dare per non venire accusati di “violenza domestica” il blocco del profilo Facebook viene forse considerato “sequestro social” punito dalla legge?
Non ci sarà mai educazione senza punizione degli errori a mio parere.
Così i ragazzini se ne fregheranno di tutto perché tanto, dopo una sgridata, faranno quello che facevano prima certi dell’impunità e di ricevere comunque a Natale un bel cellulare nuovo con il quale perpetuare il loro bullismo social.

Credo che tutto questo sia inaccettabile.