Categoria: Diario

Credo di essermi rotta.

Come se qualcosa di robusto, tenuto insieme per tanti anni dalla sua tempra, si fosse spezzato e fosse stato riparato con qualche colla speciale per durare tanti anni ancora ma ormai nemmeno quella colla bastasse più a tenerne insieme i pezzi.

Credo di essere stata forgiata con il miglior materiale possibile e poi temprata con anni di autodisciplina per sopravvivere ad eventi e mancanze che mi hanno accompagnato da sempre.

Chiunque mi conosca può testimoniare la mia capacità di autosufficienza, organizzativa e interventista in ogni situazione, la mia capacità di dare aiuto quando serve, di essere forte al momento giusto.

Ecco mi sono stancata di essere forte, sono stanca di indossare il mio sorriso ogni giorno, quel sorriso che mi sono portata appresso anche quando di sorridere non avevo davvero voglia ma è quel sorriso che spesso ha fatto stare meglio qualcuno oppure ha fatto dimenticare qualche problema oppure ancora ha predisposto gli altri in modo positivo nei miei confronti.

Un sorriso che è il mio biglietto da visita ma che spesso ha mascherato il dolore, la paura, la tristezza.

Sono stanca, anche fisicamente, ma non solo fisicamente e sto qui seduta a chiedermi se ho mai incontrato nella mia vita qualcuno che potrebbe fare per me quello che ho fatto per gli altri a parte l’uomo che ha deciso di starmi a fianco e che conosce le mie debolezze.

Ho sempre dato di me l’impressione di una donna indipendente e infallibile, capace di qualunque cosa, ma dentro ho combattuto battaglie infinite, notti insonni, attacchi di panico, ogni tipo di paura.

So anche di non essere l’unica donna a comportarsi in questo modo, donne Alpha le chiamano, quelle determinate, quelle che hanno combattuto per affermarsi, sicure del loro valore, responsabili di ogni loro azione.

Credo ormai di aver usato tutto il carburante e di essere rimasta a secco nello sforzo di andare sempre a mille e non fare mai pesare i miei problemi sugli altri, perché chi è abituato ad aiutare sempre non ha mai imparato a chiedere aiuto.

Purtroppo tutti abbiamo bisogno di qualcuno, tutti abbiamo bisogno di aiuto.

Purtroppo gli altri, con i loro atteggiamenti, possono farci male, molto male, anche se non lo mostriamo quasi mai.

Credo che d’ora in poi permetterò alle persone di vedere le mie ferite e forse sarà visibile la mia vulnerabilità che ho sempre tenuto nascosta.

Non smetterò di aiutare gli altri e di essere forte, perché ormai è la mia vita, ma non permetterò più alle persone di ferirmi senza capire quanto male mi fanno e soprattutto mi allontanerò dalle persone che, nonostante abbiano vissuto il mio dolore perché io stessa più volte glielo ho mostrato, hanno fatto finta di nulla perché era più comodo così, perché era più comodo usarmi.

Cercherò un collante che mi rimetta insieme, che mi permetta di stare in piedi in modo autonomo ma contemporaneamente impedisca agli altri di spezzarmi ancora.

Me lo devo.

 



Ti penso 
quando cerco di smontare o rimontare qualcosa
quando faccio funzionare di nuovo una luce o un apparecchio elettrico
quando qualcosa mi fa commuovere e penso che ti saresti commosso anche tu 
quando vedo un anziano camminare un po’ claudicante e insicuro 
quando scelgo il giallo di un fiore perché era il tuo colore preferito 
quando butto indietro la testa per ingoiare una pastiglia così come facevi anche tu
quando dalla finestra della cucina vedo la pianta alta e snella che ho piantato per te 
quando guardo le tue foto prima di andare a dormire, le foto dove sorridi, perché tu sorridi sempre per me
quando mi viene una battuta ironica e penso che la mia ironia è l’eredità della tua ironia 
quando va tutto male in certi rapporti e penso che adesso tu forse vedi perché va tutto male 
quando penso a quelle gambe perfette che avevi e ti facevano volare in bicicletta e arrampicarti per ore sulle scale, quelle gambe che, alla fine, ti hanno tradito 
quando penso alle tue dita lunghe e nervose che toccavano tutto per scoprirne sostanza e funzionamento
quando passo nel punto di strada in cui guidavo per arrivare da te e mi raggiunse la telefonata priva di delicatezza  “non respira più” e mi faccio ogni volta un segno di croce 

quante volte ti penso e capisco che la tristezza si trasforma lentamente in dolcezza e consolazione 
In fondo sono solo passati due anni ma in fondo sono già passati due anni. 
Due anni senza di te, papà.


Sapete cosa hanno in comune tutte queste persone ritratte?
Sono nate nel 1957. Compresa me.
Carole Bouquet, Carolina di Monaco, Pamela Villoresi, Christopher Lambert, Claudio Bisio, Linus.
In quell’anno sono nate anche Lilli Gruber, Melanie Griffith e Barbara D’Urso ma non le ho fatte rientrare nella mia gallery perchè volevo combattere ad armi pari e non con visi ritoccati molto probabilmente dalla chirurgia e dal botulino. Scusate ma un po’ di vanità l’ho anch’io.
Non amo fare bilanci della mia vita, però un attimo di riflessione concedetemelo. 
E’ un traguardo importante questo.

60 anni. 

È a questo punto della vita che bisogna fare bilanci? 

Non riesco nemmeno a pensarci. 
60 anni: una vita vissuta per gran parte.
60 anni: un traguardo che mi lascia una pace incredibile.
Ci sono arrivata. ho vissuto già la maggior parte della mia vita e sono qui a raccontarne e a percorrere con il ricordo gli anni passati.
Non ho nessuna intenzione di raccontarvi ciò che ho fatto per arrivare fino a qui e nemmeno se la mia vita è stata felice o infelice oppure se cambierei qualcosa.
No, non vi tedierò con queste cose, vi dirò e dirò a me stessa qualcosa che ho imparato in questa età che è meravigliosa perchè se avremo speso bene i nostri anni sarà l’età della saggezza, vi dirò e dirò a me stessa quelli che sono i propositi per il futuro e gli errori da evitare. 
Ho capito che il corpo può invecchiare ma la mente può restare giovane se debitamente stimolata.
Ho capito che la mia curiosità mi ha aiutato ad imparare un sacco di cose e mi tiene giovane.
Ho capito che leggere apre la mente e aiuta a scrivere e a comunicare.
Ho capito che le paure sono la cosa peggiore della vita. Soprattutto la paura di avere paura.
Ho capito che (salvo rarissime eccezioni) le persone ti amano o dicono di amarti solo se servi a loro.
Ho capito che se chiedi qualcosa per te spariscono tutti e ti guardano come un ufo “Ma come tu non hai mai bisogno di nulla…”
Ho capito che più fai e più gli altri pretendono da te.
Ho capito che la famiglia non è quella che ti viene assegnata alla nascita ma quella che scegli lungo il cammino.
Ho capito che vale più ritagliarsi spazi quotidiani di relax personale che arrivare stressati a qualche giorno di ferie.
Ho capito che “pochi ma buoni” è una frase da tatuarsi addosso.
Ho capito che tutto quello che abbiamo fatto nella vita sarà dimenticato per la maggior parte e questa è la parte più triste.
Ho capito che dovevo dare un po’ meno agli altri e amarmi di più.
Ho capito che i nostri problemi dipendono tantissimo dalle esperienze di quando eravamo piccoli ma finché non cambieremo qualcosa nella vita, spezzando meccanismi, non ne usciremo e resteremo piccoli.
Ho capito che l’importante è che ci vogliamo bene noi, se poi gli altri non ce ne vogliono dobbiamo passare oltre.
Ho capito che le persone vorrebbero sempre cambiarti, non gli va mai bene come sei, non ti accettano mai davvero con le tue caratteristiche pregi e difetti.
Ho capito che non possiamo cambiare le persone, il cambiamento possibile è solo dentro di noi.
Ho capito che sbagliamo continuamente e a volte non ci perdoniamo i nostri errori.
Ho capito che per essere felice basta accontentarsi di piccoli attimi di felicità. 
Ho capito che se viviamo solo nel passato o aspettando qualcosa che deve ancora succedere non stiamo vivendo. Solo vivere qui e ora è importante. 

Ho capito che se non chiudo questo post chiuderete voi questa pagina.

Io vado avanti smettendo di fare bilanci perché far quadrare i numeri è stato il lavoro della mia vita quindi perché dovrei continuare ancorai?

Credo che lascerò che qualche cosa sfugga, qualche numero, qualche pensiero, qualche lacrima, qualche debolezza, in fondo potrò sempre dare la colpa all’età. 

La foto rovinata e tenuta a lungo nel cassetto non rende l’idea, una cattiva luce non ci rende onore ma eravamo giovani, molto giovani.
Incontrati per caso, amici di amici, in una famosa caccia al tesoro che si teneva a Parma ogni anno il 1° maggio.
La caccia al Tesoro di Frontiera 70.
40 anni fa.
Un colpo di fulmine per me.
Una breve storia di incontri ma eravamo forse troppo giovani, lui soprattutto voleva ancora divertirsi, ancora non pensare ad impegni e io forse ero troppo “ragazza seria” quella con cui ti impegni seriamente o niente.
Il fatto è che mi ha lasciato, ricordo ancora il vestito che indossavo, era rosa sfumato dal chiaro allo scuro,  (ho sempre odiato questo colore da quel momento in poi).
Avevamo programmato una vacanza all’Isola d’Elba dove io sono andata con amici e lui non è venuto.
Lui: “Prendiamoci una pausa, voglio divertirmi un po’ non voglio una storia seria”
Di solito queste pause sono definitive.
Ma il destino la pensava diversamente.
La pausa è durata 12 anni (un intero ciclo di giove guarda caso) ma sempre di pausa si è trattata.
Io qualche anno dopo mi sono sposata, anche lui si è sposato ed ha cambiato perfino città.
Era quasi logico non vederci mai più.
Invece il destino aveva deciso diversamente.
Uscivo dall’avvocato che si stava occupando delle mie pratiche di separazione e lui camminava lungo la via, inevitabile sbattergli contro.
“Ciao come stai? Stavo uscendo dall’avvocato, ah anche tu ti sei separato? Sei tornato a vivere a Parma?”
“Che ne dici usciamo una volta?”
“Si ma prima mi separo poi ne parliamo” Sempre troppo seria io….
Siamo usciti a cena, e poi ancora, e poi sono andata a vedere un rally e poi …. e poi ci siamo andati all’Isola d’Elba, ogni anno in estate per oltre 10 anni.
E poi siamo qui, ancora, oggi.
Conviventi da 27 anni, sposati da 24.
Ancora qui, insieme.
Io sono fatalista, credo tanto nel destino.
E questo era sicuramente scritto nel destino.

Parlando di vaccini ricordo una cosa che raccontava sempre mio padre. 
Aveva un amico che, nonostante lavorasse nei campi, non si era mai vaccinato contro il tetano. 
Un giorno ebbe un piccolo infortunio: un brutto taglio con un attrezzo mentre lavorava la terra. Il taglio glielo medicarono subito ma gli dissero che avrebbe dovuto andare in ospedale a fare l’antitetanica. 
Poiché alla sera c’era una festa in paese e lui voleva andare a ballare, non voleva fare l’antitetanica perché temeva gli avrebbe fatto male la gamba dove pensava gli avrebbero fatto l’iniezione. 
Non andò mai a fare l’antitetanica, non andò mai nemmeno più a ballare perché gli venne il tetano e morì fra atroci sofferenze. 
Forse sarà per questo che io ho sempre fatto l’antitetanica e i suoi richiami? 
Stanno tornando malattie come la poliomielite e la difterite perché giovani genitori non vaccinano i loro bambini. 
Che stolti, loro non sanno quanti giovani zoppi e sciancati c’erano tanti anni fa perché erano stati colpiti dalla poliomielite. 
Non hanno il ricordo che le persone della mia età hanno della poliomielite e non possono ricordare il terrore dei genitori che quella malattia colpisse uno dei propri figli. 
Credo che manchi la paura di chi queste malattie non le ha mai viste perché da anni le persone si vaccinano e così viene da pensare che le malattie per cui si fanno le vaccinazioni quasi che non esistano. 
Manca la paura.
La paura non è mai una cosa bella ma in questo caso un po’ di paura sarebbe la giusta terapia obbligatoria per quei genitori che sottovalutano l’importanza dei vaccini. 
Un po’ di paura, con i relativi richiami obbligatori.

Non mi piace fare bilanci. Mai a capodanno comunque.
I bilanci li faccio da sempre, ma per lavoro, con i numeri dare e avere che fanno il guadagno o la perdita contabile di una azienda e i chilometri di calcoli e di carta per farli quadrare.
I bilanci li trovo rigidi. Senza cuore.
Io invece non faccio bilanci e non faccio propositi.
Una delle cose migliori che ho imparato nella vita è vivere alla giornata.
Nel mio caso è stata una questione di sopravvivenza, ma dovremmo tutti imparare a restare concentrati sul QUI e ORA. 
I voli pindarici della mente spostano semplicemente l’attenzione dal quotidiano e diventano o rimpianti o paure o aspettative.
Purtroppo sono stata spesso delusa dalle aspettative e stupita invece da cose a cui non davo importanza e che invece mi hanno cambiato la vita.
Quindi non farò bilanci.
In ogni anno, nonostante i problemi, ho trovato cose belle da ricordare, quindi i miei bilanci di vita quadrano sempre o, se sono sbilanciati, cerco di ribilanciarli trovando il buono nel meno buono. 
C’è sempre un lato da salvare in ogni cosa.
Lascio a voi i bilanci e alla moltitudine di pensieri che la quadratura comporta.
Io guardo l’inizio e la fine di questa giornata e per oggi mi basta.
Buon  2017 a tutti, davvero col cuore e senza calcolo alcuno.

Oggi è la giornata del ricordo. 
Un anno è passato e certi eventi rimangono scolpiti nel cuore. 
Mancanze che non smettono di essere mancanze, vuoti che non si colmano. 
Pensieri che non riusciamo ad incanalare e organizzare come il resto delle cose della vita e stanno lì a ricordarci quanto siamo fragili. 
Pensieri che sfuggono al controllo continuamente e a volte strappano un sorriso, a volte una lacrima, a volte coprono di ombre un panorama. 
È vero quando dicono che la vita continua comunque ma quei pensieri arrivano quando meno te li aspetti e diventano presenze vive a ricordare le assenze. 
In fondo mio padre è ancora qui ad accompagnare i miei giorni e sono certa che lo sappia, ovunque sia la sua anima. 
Foto:Pixabay.com
Un argomento che mi sta molto a cuore è relativo agli attacchi di panico.
Io purtroppo ne ho sofferto in un periodo della mia vita e ne sono uscita da anni per fortuna ma comprendo benissimo quanto chi soffre di questo disturbo possa stare male.
Non ho intenzione di fare un trattato sull’argomento, posso solo darvi alcuni consigli che a me sono stati utili e che mi hanno aiutato sulla via della guarigione.
Chi non ha mai sofferto di questo disturbo non può capire quanto si sta male.
L’attacco di panico fa pensare a chi ne è vittima di stare per morire, il cuore batte a mille, ci si sente svenire, non si riescono a controllare le mani che tremano, ci pare di avere un attacco di cuore, si annebbia la vista e tanti altre manifestazioni fisiche ci bloccano completamente in preda ad una angoscia indescrivibile.

Gli attacchi di panico hanno una motivazione da ricercare

Non avvengono a caso, c’è sempre una motivazione alla base che spesso non conosciamo nemmeno noi, una causa che abbiamo probabilmente nascosto anche a noi stessi e, fino a quando non accetteremo questa causa, probabilmente non riusciremo ad uscirne.

Parlate con un professionista

Rivolgiamoci ad un professionista che sia uno psicologo o uno psichiatra: parlare dei nostri problemi potrebbe fare emergere quello che è il vero problema di fondo e che causa gli attacchi di panico.
Io per esempio (non sto a raccontarvi la mia storia personale) nascondevo a me stessa delle paure e non permettevo loro di entrare nel mio quotidiano, facevo la dura, quella che non ha mai bisogno di nulla e il mio corpo ad un certo punto si è ribellato (immaginate un discorso tipo che avveniva dentro di me a mia insaputa):
“Ah non vuoi fare vedere le tue debolezze ? Adesso ti faccio vedere io, ti faccio perdere il controllo così vedi chi comanda se la tua testa o il tuo corpo!”

Non tenete nascosti gli attacchi di panico

Non abbiate paura a parlare con le persone di questo disturbo che avete, non c’è nulla da vergognarsi, è una malattia, temporanea in genere, ma pur sempre una malattia.
Se le persone accanto a voi lo sapranno, in famiglia o sul luogo di lavoro, potrete condividere le vostre paure o essere aiutati durante uno degli attacchi stessi.
Cercate di spiegare in parole semplici come vi sentite durante gli attacchi e fate loro capire che non potete dominarli, nessuno potrebbe criticare una persona che avesse per esempio un attacco epilettico, allora perché dovrebbe criticare voi che non potete ugualmente dominare quel momento?

Mettetevi a correre

Giuro non sono impazzita, l’attacco di panico non è solo nella vostra mente, si scatenano veramente delle modificazioni fisiche durante l’attacco. In particolare nel corpo avviene una scarica di adrenalina quella stessa che serve ad affrontare un pericolo grave: un incidente, uno spavento, una aggressione, l’adrenalina aiuta il corpo a reagire al pericolo e ad affrontarlo.
La scarico di adrenalina che entra in corpo mente avete l’attacco di panico invece non vi serve assolutamente a nulla, perché non c’è un reale pericolo da affrontare, quindi circola nel vostro corpo e vi causa tutti quei disturbi di cui ho parlato prima. Allora, riuscendo a farlo, quale miglior modo di scaricare l’adrenalina se non mettersi a correre, muoversi in fretta, fare una cosa improvvisa?
Se non riuscite a muovervi (le prime volte può essere difficile) respirante lentamente contando fino a quattro mentre inspirate, trattenete il respiro contando fino a sette e buttate fuori l’aria (ma buttatela fuori proprio tutta) contando fino a 8 e poi ricominciate. (E’ una tecnica yoga che si può utilizzare anche per dormire)

Fatevi aiutare dal medico o da gruppi di sostegno

Personalmente non ho utilizzato cure mediche ma credo che il vostro medico potrà consigliarvi qualche presidio da poter utilizzare in emergenza. A volte basta un piccolo “salvagente” psicologico per sentirvi meglio. Io ho utilizzato il Rescue Remedy dei Fiori di Bach, la valeriana, mezza pastiglietta di un farmaco che sciogliendosi direttamente sotto la lingua agiva in fretta, ma ovviamente essendo l’attacco di panico improvviso e di breve durata non serviva a farlo passare ma mi aiutava a stare tranquilla sapendo di averlo con me e poterlo assumere nel caso in cui si fosse verificata una circostanza che mi mandava in ansia.
Il medico potrebbe aiutarvi anche a capire che ciò che vi accade non è grave per la vostra salute, non morirete davvero, non è un attacco di cuore, ma è un altro disturbo che va comunque curato.
Ci sono anche gruppi di sostegno in tutte le città, cercateli, magari condividere le vostre esperienze con chi è come voi vi potrebbe aiutare.


Evitate il più possibile l’ansia anticipatoria

Il problema più grosso dell’attacco di panico è costituito dall’ansia anticipatoria. Se avete avuto un attacco di panico in un luogo specifico tenderete a fuggire da tutte quelle situazioni o luoghi che collegate ad un attacco di panico.
Non c’è nulla di più sbagliato.
E’ proprio questo che potrebbe condizionare la vostra vita, non l’attacco di panico stesso. Rischiereste di non fare più cose importanti o frequentare luoghi limitando in modo incredibile la vostra vita.
Lo so che è difficile, ma sforzatevi di fare ciò che vi fa paura, magari le prime volte facendovi accompagnare da qualcuno, preparandovi una possibile spiegazione per un vostro eventuale malore. Ad esempio io evitavo il caffè al bar. Sono stata tanto tempo senza entrare in un bar a perdere un caffè, certo non sono morta ma mi limitava moltissimo. Sarebbe stato meglio entrare nel bar, ordinare un caffè e poi nella remota ipotesi che l’attacco di panico si fosse presentato, spiegare di non sentirsi tanto bene e sedersi un attimo. Finito l’attacco di panico uscire scusandosi e stop.
Ho dovuto relazionare a platee di praticanti o durante convegni professionali, ho sofferto moltissimo,  stando male per giorni prima dell’evento quando forse mi sarebbe bastato dire:”scusate soffro di attacchi di panico, se mi vedete star male non preoccupatevi, mi passa in fretta e poi ricominciamo..” sono certa che se l’avessi fatto nessuno mi avrebbe biasimato e certamente svelato il mio “segreto” l’attacco di panico magari non sarebbe nemmeno arrivato.
Siate ironici
Ridete di voi stessi, immaginatevi mentre in preda al terrore sbarrate gli occhi e tremate tutti. Se poteste farvi una risata capendo quanto il vostro corpo vi stia prendendo in giro credo che l’attacco di panico vi passerebbe subito.
Questo vale per me ma non so voi come state messi con l’autoironia…

E per finire, consigli per chi vuole aiutare una persona che soffre di attacchi di panico
Se invece voi non soffrite di attacchi di panico ma ne soffre una persona accanto a voi qualche piccola regola.
Non ditele mai “Stai calma” “Rilassati” “non è niente” “è solo nella tua mente” “vedrai che ti passa”  purtroppo nessuna di queste frasi aiuterà una persona in preda ad un attacco di panico, Statele solo vicino, magari tenetele una mano, abbracciatela se siete in confidenza, aspettate, un attacco di panico dura spesso solo pochi minuti, qualunque cosa vogliate dire, ditela dopo, durante non servirà a nulla.
Abbiate pazienza, se voi aveste una gamba ingessata e il vostro partner vi dicessi “allora ti muovi?” “vuoi sbrigarti che facciamo tardi” ecco meritereste che vi pestasse un piede con il suo piedone ingessato. Abbiate pazienza, anche se ritarderete 10 minuti un appuntamento perchè il vostro lui/lei ha un attacco di panico (tipicamente quando si esce di casa è frequente) non morirete di certo, così come potrete fermare la macchina in una piazzola aspettando la fine di un attacco di panico in autostrada o potrete bervi un caffè doppio se la vostra lei non si sentirà più di tenere in mano una tazzina. Sappiate che questa vostra vicinanza cementerà il vostro rapporto in modo incredibile e quando il vostro lui o la vostra lei sarà finalmente fuori dal tunnel ve ne sarà riconoscente per sempre.
Sono, come sempre, a disposizione per commenti, critiche, consigli, perché ogni esperienza può essere utile.
PS come ormai saprete io scrivo di getto quindi se trovate errori perdonatemi e correggetemi. Non mi offendo.

Ho letto un post sul Blog di Valeria (Gynepraio) (troverete il link alla fine) e mi è venuto in mente di scrivere a mia volta #9cosedime che mi caratterizzano, quindi ho fatto diligentemente le foto di queste cose e mi accingo a descriverle.
Teconologia

Chi mi segue da tempo sa che non sono giovanissima, però amo la tecnologia e senza falsa modestia so che posso dare dei punti a molti miei coetanei e pure a tanti più giovani di me. Gli apparecchi tecnologici sono la mia mania, in nessun altro campo cerco di essere così aggiornata.
Possiedo un MAC portatile, un ipad, un ipad mini, e due iphone 6 plus. Lo so, la connessione con il web e il mondo social, anche quando sono fuori casa, per me è importante e non posso fare a meno di portarmi l’ipad mini in borsa oltre ad un cellulare personale e uno per lavoro e social.
Ho scaricato una quantità industriale di applicazioni che ovviamente uso in minima parte, dovrei decidermi ad eliminarne qualcuna.
Apple poi presenta le novità quasi sempre in settembre, ed è a fine settembre che casualmente cade il mio compleanno… che ci posso fare, il marito è avvisato. Quest’anno purtroppo l’iphone7 nero non è ancora arrivato… sarà un’idea natalizia.
Dimenticavo, anche il settaggio dell’impianto d’allarme, la gestione della TV, il modem, gli aggiornamenti dei device di mio marito sono tutti a carico mio. Me la sono cercata.
Giardino
Abbiamo scelto la vita in campagna alcuni anni fa e avere il giardino è stato una scelta naturale. L’idea di uscire dalla porta di casa e respirare aria pura o prendere un po’ di sole d’estate mi ha riconciliato con le stagioni. Ci sono piante, alcune da frutto, fiori (rose e ortensie sono la mia passione) una vasca di pesci che dovrebbero avere il compito di mangiare le zanzare e un prato.
Ho scoperto che avere un giardino è un impegno, forse tornando indietro farei alcune scelte diverse, ma la libertà di spazi aperti mi ripaga di tutto.
Lettura
Leggere era il mio hobby principale prima dei social. Sono un po’ in arretrato con tanti libri che devo ancora aprire e avendo scelto di possedere anche un kindle, dove scaricare libri richiede solo un “click”, ha aumentato considerevolmente l’arretrato.
Mi riprometto di dedicare più tempo a questo hobby stupendo che mi appassiona da quando ero piccola e mi ha curato tanti momenti di solitudine e malinconie, nulla come un libro mi fa dimenticare il mondo circostante e i problemi e mi immerge in un mondo di fantasia.
Portafortuna
Oggetti disparati che vengono “prestati” o “regalati” ad amici e conoscenti e che hanno il compito di convogliare energie positive.
Una cosa nata per caso: un portafortuna regalato ad un cugino che non riusciva a passare un esame e da allora, visto il successo, dispenso portafortuna a chi ha una visita, un esame, un colloquio di lavoro, un appuntamento importante. Non mi hanno mai deluso. 
Naturalmente non credo siano i miei portafortuna a fare andare bene le cose ma le energie positive delle persone, così carico di positività gli oggetti che sono miei e li dono come un talismano a chi ne ha bisogno.
PS ci sto provando anche a distanza. Sempre più difficile!
Bilancia
No, non voglio parlare della bilancia come segno zodiacale anche se è il mio segno zodiacale.
No, voglio parlare di quella cosa su cui saliamo in piedi, senza nulla addosso e buttando fuori anche l’aria prima di vedere il numero che segna.
Lotto da tutta la vita con il peso.
Golosità, eventi avversi e metabolismo fanno si che io sia perennemente in lotta con la bilancia. 
La mia alimentazione è il più possibile semplice e poco elaborata, mangio alimenti sani ma faccio  anche escursioni in ristoranti che amo una volta alla settimana.
Questa battaglia non la vincerò mai, qualche volta siamo in pareggio, qualche volta vinco io e qualche volta vince la gola.
Si vive una volta sola no?
Scarpe
Non porto tacchi, i miei piedi e la mia schiena si lamentano se porto i tacchi così ho rinunciato, ma non ho rinunciato a scarpe che mi piacciono, Le mie preferite sono le sneackers magari anche un po’ sfiziose, argentate, con i lustrini, Cinti e Fratelli Rossetti i miei preferiti. Qualche mocassino o décolleté un po’ più eleganti mi fanno stare bene anche senza il tacco 12.
Fotografia
Amo fare fotografie anche se solo con l’iphone. 
Il mio istagram è a disposizione per voi (sempre nick azzetazeta).
Vedo luoghi, oggetti, panorami, scorci e mi fermo a fotografare. Non resisto.
I panorami con i cieli tempestosi poi sono i miei preferiti.
Tra l’altro credo proprio che fare belle fotografie sia una questione di “occhio” e di percezione del risultato finale ancor prima dello scatto.
E’ evidente che chi fotografa con un macchina fotografica, obiettivi, grandangoli, esposizioni e tutto il resto farà foto migliori delle mie, ma il taglio di una foto, la scelta della collocazione di un oggetto inquadrato, l’esatta proporzione fra cielo e terra in un panorama io lo sento innato quindi, anche se in modo assolutamente artigianale e hobbystico, soddisfo questa passione quotidianamente. 
Guidare
Un’altra cosa che mi piace moltissimo è guidare, quando guido i miei pensieri sono liberi, sono sereni, soprattutto se posso guidare in strade secondarie, con tante curve, con tanto panorama. Amo guidare ma amo anche viaggiare con mio marito, pilota eccezionale, che mi fa stare tranquilla ovunque andiamo, lenti o veloci.  Da buon ex rallysta ha una guida sicura che mi fa stare bene e in pace con il mondo. La strada per me è piacere non noiosa attività indispensbile fra un luogo e l’altro. 
Sciarpe e foulard

Sono una passione indispensabile.
Odio gli spifferi e le correnti d’aria.
D’inverno perchè è freddo, d’estate perchè c’è l’aria condizionata io devo sempre avere la mia sciarpa, leggera o pesante che sia, al collo.
Una abitudine quotidiana a cui non posso rinunciare, non mi vedrete mai uscire senza, ho sciarpe per ogni occasione, normali o eleganti, leggere o pesanti, colorate o monocolore, adatte ad ogni abbigliamento. 
Qualcuna è anche servita a nascondere la cicatrice che ho sul collo a causa di una tiroidectomia, e nasconderò nel tempo così anche le rughe, oltre a salvare la mia gola e la mia cervicale.
Queste sono le prime cose che mi sono venute alla mente per descrivermi, quelle che mi contraddistinguono e mi accompagnano nel quotidiano.
E voi?
Fatemelo sapere, se volete, nei commenti.

Ed eccovi il link al blog di Valeria che ha ispirato questo post e che ringrazio.
Gynepraio #9cosedime

Finché non metto le parole nero su bianco non placo i pensieri e quindi…eccomi qui…
Sei sempre stato veloce nel pensiero e nel movimento. Quelle tue mani con dita lunghissime, muovevano indifferentemente i cavi elettrici che dominavi per lavoro o la curiosità di scoprire cosa conteneva un oggetto. Perché tu smontavi tutto, non eri soddisfatto fino a quando non possedevi il controllo su quell’oggetto, quell’impianto, quella situazione.
Ed eri curioso di ogni cosa, ti piaceva sapere tutto e sapere perché una cosa accadeva e come poteva essere controllata o modificata.
Ed eri buono e retto e integro ed onesto.
Ed emotivo, con le emozioni sempre in vista, quasi mai nascoste.
Uno su cui contare.
E avevi il dono dell’ironia.
Non tutto è stato stupendo fra noi, abbiamo avuto anche contrasti.
Assenze – più mentali che fisiche – che quando ero piccola o adolescente hanno pesato e scelte che non ho condiviso e lontananze che mi hanno straziato l’anima.
Ma ci intendevamo al volo.
Uguale modo di percepire le cose, uguale velocità di apprendimento, uguale curiosità, uguale sete di sapere, uguale capacità di dominare la tecnologia, uguale emotività.
E stessa rettitudine, bontà, onestà, integrità.
Mi fermo sai, perché la tua lunga vita non si può scrivere in un foglio.
Non si può scrivere qui.
Non si può raccontare tutta, non si può condividere con tutti.
Ma ora mi resta ogni cosa, ogni sguardo, ogni sorriso, ogni lacrima, ogni gesto.
Le tue mani segnate dal tempo che nell’ultimo giorno, quello nel quale la tua mente, lucida fino a quel momento, ha vacillato a tratti, mimavano invisibili lavori nell’aria, fili elettrici invisibili di un invisibile lavoro immaginario che tu dovevi terminare.
E quella frase che mi hai detto guardandomi negli occhi ed in dialetto
“Se tì at sais cme at voi ben… ma ormei l’è terdi”
(Se tu sapessi quanto ti voglio bene ma ormai… è tardi)
Quasi a farti perdonare di non avermi mai espresso il tuo amore a parole. Ultimo regalo per me. Il più importante, quello che non si romperà, e non si consumerà mai.
E quell’unirci attorno a te noi, separati dal nulla, da orgogli, da cose brutte, da indifferenza, in turni composti attorno ai tuoi ultimi istanti.
E quando vederti consumare è stato troppo per me, per tutti noi, te ne sei andato in silenzio.
Mancherai a tutti. Alla nostra famiglia ma anche a chi ti considerava un amico, una certezza, un punto di riferimento.
Sono certa che hai visto, nel luogo in cui ti trovi, la chiesa gremita di persone e che ti ricordavano con una preghiera ed erano lì per confortarci.
Adesso so che non sei più quel corpo sofferente e straziato ma sei accanto a me sotto forma di amore puro.
Deve essere così perché altrimenti come potrei io essere così serena e riuscire ancora a sorridere?
Restami accanto muovendo l’aria con quelle tue mani inconfondibili.
Io saprò che ci sei e mi proteggi.
Addio papà.