Categoria: Diario

Questa foto non è per niente bella, ma è un momento nostalgia.

Questa è la foto di una foto, molto molto vecchia.

È un setter irlandese, una femmina di setter irlandese, che con una fantasia incredibile chiamammo Diana, anche se lei non fu mai adibita a cacciare o a riportare prede.

In realtà la caccia ce l’aveva nel sangue, fuggiva nel campo di fronte a casa, faceva la cerca e poi si metteva in punta. Era bellissima, rossissima e morbidissima. Non so se avete mai visto un setter correre, è la grazia assoluta, così come invece è sgraziato mentre cammina.

L’ho amata moltissimo.

Come a volte accade purtroppo il distacco non fu la morte ma “la spartizione dei beni” in seguito ad una separazione. Così le dovetti dire addio ma ancora oggi penso a lei con dolcezza e ricordo ancora il suo naso umidiccio mentre veniva a chiedermi cibo.

Se non avete mai avuto un setter irlandese forse non potete capire, è dolce ma anche pazzo, è intelligente ma anche testardo.

Comunque sia vi catturerà il cuore.

Fuori è tutto nuvoloso, foschia e pioggia sottile ma io sono comunque felice. Guardare fuori e vedere un panorama così mi gratifica comunque e poi c’è il silenzio, il meraviglioso silenzio di questo posto. A volte non accendo nemmeno la musica per godermi il silenzio. Non ho paura del silenzio, non devo riempire vuoti con i rumori e la confusione. Mi piace stare sola con i miei pensieri. Mi riconcilio con il mondo. L’autunno ha un effetto benefico si di me. Mi riporta la pace. Settembre è il mio mese ed è sempre un nuovo inizio, come un capodanno. Chissà cosa mi porterà questo nuovo inizio, aspetto di scoprirlo bevendomi un caffè con lo sguardo perso nel vuoto e un vago sorriso sulle labbra.

Piccole melagrane crescono.

Il melograno è stato piantato nel nostro giardino perché è simbolo di abbondanza.

Il primo anno tememmo che fosse gelato, dopo un inverno particolarmente rigido, in realtà il melograno mette le gemme per ultimo, dopo tutte le altre piante e per fortuna ottenne un po’ di dilazione all’estirpazione.

Poi per tre anni pensammo che fosse solo da fiore e non da frutto perché nemmeno una melagrana spuntava sui rami.

Negli ultimi tre anni finalmente sono arrivate le melagrane e negli ultimi due anni è stato davvero un trionfo.

Così ho anche imparato una cosa: che se nei rami più vecchi vedete delle spine sappiate che la pianta è da frutto e non da fiore.

Io l’ho scoperto dopo essermi punta, voi cercate le spine solo con gli occhi. Parola di Zeta.

A volte si presentano seconde possibilità. Per noi è stato così.

Chi l’avrebbe mai detto, quando ci siamo incontrati giovanissimi e ci siamo piaciuti ma poi ci siamo lasciati perché probabilmente non era il momento di costruire una relazione seria e duratura, che oggi saremmo stati qui a guardarci negli occhi e a festeggiare 25 anni di matrimonio?

Chi l’avrebbe immaginato che, nonostante entrambi avessimo deciso di sposare altre persone, ci saremmo incontrati di nuovo liberi e pronti finalmente per una relazione stabile?

Quale destino ha deciso di farci incontrare per strada mentre uscivo dall’avvocato che stava curando la mia separazione?

Credo che siano state le difficoltà della vita, che ci siamo trovati ad affrontare all’inizio della nostra “seconda possibilità”, che ci hanno fatto capire che potevamo andare avanti senza paura.

Io appoggio te, tu appoggi me. La forza che passa dall’uno all’altro in caso di necessità, un fluido invisibile ma potente.

La ricetta per riuscire in questa impresa? Tanta maturità,  condivisione, rispetto, compromessi, scontri, passi avanti, passi indietro, accettazione, complicità, affetto immenso.

La voglia di raccontarci ancora, di tenerci per mano per strada, di baciarci e abbracciarci anche in pubblico, di scherzare come bambini, di sopportare i nostri difetti, di condividere le cose importanti della vita.

Io tutto ieri, tu tutto domani, ma forse ce la facciamo a fare qualcosa oggi. Due teste dure che non ci siamo ancora rotte. Eppure non riesco ad immaginare la vita senza di te.

25 anni di matrimonio. Un altro numero da aggiungere alla nostra storia.

Ora vengo a sussurrarti in un orecchio se ti va di andare avanti ancora a cercare un altro traguardo.

Auguri amore mio.

 

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Credo di essermi rotta.

Come se qualcosa di robusto, tenuto insieme per tanti anni dalla sua tempra, si fosse spezzato e fosse stato riparato con qualche colla speciale per durare tanti anni ancora ma ormai nemmeno quella colla bastasse più a tenerne insieme i pezzi.

Credo di essere stata forgiata con il miglior materiale possibile e poi temprata con anni di autodisciplina per sopravvivere ad eventi e mancanze che mi hanno accompagnato da sempre.

Chiunque mi conosca può testimoniare la mia capacità di autosufficienza, organizzativa e interventista in ogni situazione, la mia capacità di dare aiuto quando serve, di essere forte al momento giusto.

Ecco mi sono stancata di essere forte, sono stanca di indossare il mio sorriso ogni giorno, quel sorriso che mi sono portata appresso anche quando di sorridere non avevo davvero voglia ma è quel sorriso che spesso ha fatto stare meglio qualcuno oppure ha fatto dimenticare qualche problema oppure ancora ha predisposto gli altri in modo positivo nei miei confronti.

Un sorriso che è il mio biglietto da visita ma che spesso ha mascherato il dolore, la paura, la tristezza.

Sono stanca, anche fisicamente, ma non solo fisicamente e sto qui seduta a chiedermi se ho mai incontrato nella mia vita qualcuno che potrebbe fare per me quello che ho fatto per gli altri a parte l’uomo che ha deciso di starmi a fianco e che conosce le mie debolezze.

Ho sempre dato di me l’impressione di una donna indipendente e infallibile, capace di qualunque cosa, ma dentro ho combattuto battaglie infinite, notti insonni, attacchi di panico, ogni tipo di paura.

So anche di non essere l’unica donna a comportarsi in questo modo, donne Alpha le chiamano, quelle determinate, quelle che hanno combattuto per affermarsi, sicure del loro valore, responsabili di ogni loro azione.

Credo ormai di aver usato tutto il carburante e di essere rimasta a secco nello sforzo di andare sempre a mille e non fare mai pesare i miei problemi sugli altri, perché chi è abituato ad aiutare sempre non ha mai imparato a chiedere aiuto.

Purtroppo tutti abbiamo bisogno di qualcuno, tutti abbiamo bisogno di aiuto.

Purtroppo gli altri, con i loro atteggiamenti, possono farci male, molto male, anche se non lo mostriamo quasi mai.

Credo che d’ora in poi permetterò alle persone di vedere le mie ferite e forse sarà visibile la mia vulnerabilità che ho sempre tenuto nascosta.

Non smetterò di aiutare gli altri e di essere forte, perché ormai è la mia vita, ma non permetterò più alle persone di ferirmi senza capire quanto male mi fanno e soprattutto mi allontanerò dalle persone che, nonostante abbiano vissuto il mio dolore perché io stessa più volte glielo ho mostrato, hanno fatto finta di nulla perché era più comodo così, perché era più comodo usarmi.

Cercherò un collante che mi rimetta insieme, che mi permetta di stare in piedi in modo autonomo ma contemporaneamente impedisca agli altri di spezzarmi ancora.

Me lo devo.

 



Ti penso 
quando cerco di smontare o rimontare qualcosa
quando faccio funzionare di nuovo una luce o un apparecchio elettrico
quando qualcosa mi fa commuovere e penso che ti saresti commosso anche tu 
quando vedo un anziano camminare un po’ claudicante e insicuro 
quando scelgo il giallo di un fiore perché era il tuo colore preferito 
quando butto indietro la testa per ingoiare una pastiglia così come facevi anche tu
quando dalla finestra della cucina vedo la pianta alta e snella che ho piantato per te 
quando guardo le tue foto prima di andare a dormire, le foto dove sorridi, perché tu sorridi sempre per me
quando mi viene una battuta ironica e penso che la mia ironia è l’eredità della tua ironia 
quando va tutto male in certi rapporti e penso che adesso tu forse vedi perché va tutto male 
quando penso a quelle gambe perfette che avevi e ti facevano volare in bicicletta e arrampicarti per ore sulle scale, quelle gambe che, alla fine, ti hanno tradito 
quando penso alle tue dita lunghe e nervose che toccavano tutto per scoprirne sostanza e funzionamento
quando passo nel punto di strada in cui guidavo per arrivare da te e mi raggiunse la telefonata priva di delicatezza  “non respira più” e mi faccio ogni volta un segno di croce 

quante volte ti penso e capisco che la tristezza si trasforma lentamente in dolcezza e consolazione 
In fondo sono solo passati due anni ma in fondo sono già passati due anni. 
Due anni senza di te, papà.


Sapete cosa hanno in comune tutte queste persone ritratte?
Sono nate nel 1957. Compresa me.
Carole Bouquet, Carolina di Monaco, Pamela Villoresi, Christopher Lambert, Claudio Bisio, Linus.
In quell’anno sono nate anche Lilli Gruber, Melanie Griffith e Barbara D’Urso ma non le ho fatte rientrare nella mia gallery perchè volevo combattere ad armi pari e non con visi ritoccati molto probabilmente dalla chirurgia e dal botulino. Scusate ma un po’ di vanità l’ho anch’io.
Non amo fare bilanci della mia vita, però un attimo di riflessione concedetemelo. 
E’ un traguardo importante questo.

60 anni. 

È a questo punto della vita che bisogna fare bilanci? 

Non riesco nemmeno a pensarci. 
60 anni: una vita vissuta per gran parte.
60 anni: un traguardo che mi lascia una pace incredibile.
Ci sono arrivata. ho vissuto già la maggior parte della mia vita e sono qui a raccontarne e a percorrere con il ricordo gli anni passati.
Non ho nessuna intenzione di raccontarvi ciò che ho fatto per arrivare fino a qui e nemmeno se la mia vita è stata felice o infelice oppure se cambierei qualcosa.
No, non vi tedierò con queste cose, vi dirò e dirò a me stessa qualcosa che ho imparato in questa età che è meravigliosa perchè se avremo speso bene i nostri anni sarà l’età della saggezza, vi dirò e dirò a me stessa quelli che sono i propositi per il futuro e gli errori da evitare. 
Ho capito che il corpo può invecchiare ma la mente può restare giovane se debitamente stimolata.
Ho capito che la mia curiosità mi ha aiutato ad imparare un sacco di cose e mi tiene giovane.
Ho capito che leggere apre la mente e aiuta a scrivere e a comunicare.
Ho capito che le paure sono la cosa peggiore della vita. Soprattutto la paura di avere paura.
Ho capito che (salvo rarissime eccezioni) le persone ti amano o dicono di amarti solo se servi a loro.
Ho capito che se chiedi qualcosa per te spariscono tutti e ti guardano come un ufo “Ma come tu non hai mai bisogno di nulla…”
Ho capito che più fai e più gli altri pretendono da te.
Ho capito che la famiglia non è quella che ti viene assegnata alla nascita ma quella che scegli lungo il cammino.
Ho capito che vale più ritagliarsi spazi quotidiani di relax personale che arrivare stressati a qualche giorno di ferie.
Ho capito che “pochi ma buoni” è una frase da tatuarsi addosso.
Ho capito che tutto quello che abbiamo fatto nella vita sarà dimenticato per la maggior parte e questa è la parte più triste.
Ho capito che dovevo dare un po’ meno agli altri e amarmi di più.
Ho capito che i nostri problemi dipendono tantissimo dalle esperienze di quando eravamo piccoli ma finché non cambieremo qualcosa nella vita, spezzando meccanismi, non ne usciremo e resteremo piccoli.
Ho capito che l’importante è che ci vogliamo bene noi, se poi gli altri non ce ne vogliono dobbiamo passare oltre.
Ho capito che le persone vorrebbero sempre cambiarti, non gli va mai bene come sei, non ti accettano mai davvero con le tue caratteristiche pregi e difetti.
Ho capito che non possiamo cambiare le persone, il cambiamento possibile è solo dentro di noi.
Ho capito che sbagliamo continuamente e a volte non ci perdoniamo i nostri errori.
Ho capito che per essere felice basta accontentarsi di piccoli attimi di felicità. 
Ho capito che se viviamo solo nel passato o aspettando qualcosa che deve ancora succedere non stiamo vivendo. Solo vivere qui e ora è importante. 

Ho capito che se non chiudo questo post chiuderete voi questa pagina.

Io vado avanti smettendo di fare bilanci perché far quadrare i numeri è stato il lavoro della mia vita quindi perché dovrei continuare ancorai?

Credo che lascerò che qualche cosa sfugga, qualche numero, qualche pensiero, qualche lacrima, qualche debolezza, in fondo potrò sempre dare la colpa all’età. 

La foto rovinata e tenuta a lungo nel cassetto non rende l’idea, una cattiva luce non ci rende onore ma eravamo giovani, molto giovani.
Incontrati per caso, amici di amici, in una famosa caccia al tesoro che si teneva a Parma ogni anno il 1° maggio.
La caccia al Tesoro di Frontiera 70.
40 anni fa.
Un colpo di fulmine per me.
Una breve storia di incontri ma eravamo forse troppo giovani, lui soprattutto voleva ancora divertirsi, ancora non pensare ad impegni e io forse ero troppo “ragazza seria” quella con cui ti impegni seriamente o niente.
Il fatto è che mi ha lasciato, ricordo ancora il vestito che indossavo, era rosa sfumato dal chiaro allo scuro,  (ho sempre odiato questo colore da quel momento in poi).
Avevamo programmato una vacanza all’Isola d’Elba dove io sono andata con amici e lui non è venuto.
Lui: “Prendiamoci una pausa, voglio divertirmi un po’ non voglio una storia seria”
Di solito queste pause sono definitive.
Ma il destino la pensava diversamente.
La pausa è durata 12 anni (un intero ciclo di giove guarda caso) ma sempre di pausa si è trattata.
Io qualche anno dopo mi sono sposata, anche lui si è sposato ed ha cambiato perfino città.
Era quasi logico non vederci mai più.
Invece il destino aveva deciso diversamente.
Uscivo dall’avvocato che si stava occupando delle mie pratiche di separazione e lui camminava lungo la via, inevitabile sbattergli contro.
“Ciao come stai? Stavo uscendo dall’avvocato, ah anche tu ti sei separato? Sei tornato a vivere a Parma?”
“Che ne dici usciamo una volta?”
“Si ma prima mi separo poi ne parliamo” Sempre troppo seria io….
Siamo usciti a cena, e poi ancora, e poi sono andata a vedere un rally e poi …. e poi ci siamo andati all’Isola d’Elba, ogni anno in estate per oltre 10 anni.
E poi siamo qui, ancora, oggi.
Conviventi da 27 anni, sposati da 24.
Ancora qui, insieme.
Io sono fatalista, credo tanto nel destino.
E questo era sicuramente scritto nel destino.

Parlando di vaccini ricordo una cosa che raccontava sempre mio padre. 
Aveva un amico che, nonostante lavorasse nei campi, non si era mai vaccinato contro il tetano. 
Un giorno ebbe un piccolo infortunio: un brutto taglio con un attrezzo mentre lavorava la terra. Il taglio glielo medicarono subito ma gli dissero che avrebbe dovuto andare in ospedale a fare l’antitetanica. 
Poiché alla sera c’era una festa in paese e lui voleva andare a ballare, non voleva fare l’antitetanica perché temeva gli avrebbe fatto male la gamba dove pensava gli avrebbero fatto l’iniezione. 
Non andò mai a fare l’antitetanica, non andò mai nemmeno più a ballare perché gli venne il tetano e morì fra atroci sofferenze. 
Forse sarà per questo che io ho sempre fatto l’antitetanica e i suoi richiami? 
Stanno tornando malattie come la poliomielite e la difterite perché giovani genitori non vaccinano i loro bambini. 
Che stolti, loro non sanno quanti giovani zoppi e sciancati c’erano tanti anni fa perché erano stati colpiti dalla poliomielite. 
Non hanno il ricordo che le persone della mia età hanno della poliomielite e non possono ricordare il terrore dei genitori che quella malattia colpisse uno dei propri figli. 
Credo che manchi la paura di chi queste malattie non le ha mai viste perché da anni le persone si vaccinano e così viene da pensare che le malattie per cui si fanno le vaccinazioni quasi che non esistano. 
Manca la paura.
La paura non è mai una cosa bella ma in questo caso un po’ di paura sarebbe la giusta terapia obbligatoria per quei genitori che sottovalutano l’importanza dei vaccini. 
Un po’ di paura, con i relativi richiami obbligatori.

Non mi piace fare bilanci. Mai a capodanno comunque.
I bilanci li faccio da sempre, ma per lavoro, con i numeri dare e avere che fanno il guadagno o la perdita contabile di una azienda e i chilometri di calcoli e di carta per farli quadrare.
I bilanci li trovo rigidi. Senza cuore.
Io invece non faccio bilanci e non faccio propositi.
Una delle cose migliori che ho imparato nella vita è vivere alla giornata.
Nel mio caso è stata una questione di sopravvivenza, ma dovremmo tutti imparare a restare concentrati sul QUI e ORA. 
I voli pindarici della mente spostano semplicemente l’attenzione dal quotidiano e diventano o rimpianti o paure o aspettative.
Purtroppo sono stata spesso delusa dalle aspettative e stupita invece da cose a cui non davo importanza e che invece mi hanno cambiato la vita.
Quindi non farò bilanci.
In ogni anno, nonostante i problemi, ho trovato cose belle da ricordare, quindi i miei bilanci di vita quadrano sempre o, se sono sbilanciati, cerco di ribilanciarli trovando il buono nel meno buono. 
C’è sempre un lato da salvare in ogni cosa.
Lascio a voi i bilanci e alla moltitudine di pensieri che la quadratura comporta.
Io guardo l’inizio e la fine di questa giornata e per oggi mi basta.
Buon  2017 a tutti, davvero col cuore e senza calcolo alcuno.