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La decisione di restare una settimana lontana da TUTTI i social è spiegata in Questo post

Non sono mai stata senza social fatta eccezione per alcuni giorni nel 2014 ma per un evento decisamente eccezionale, infatti a causa di una alluvione andò sott’acqua la centrale Telecom e restammo senza adsl e segnale dei cellulari.

Il motivo che mi ha spinto ad effettuare questa prova drastica che ho definito Detox Social” è l’insofferenza degli ultimi tempi e il ritrovare alla fine del percorso un modo più ragionevole di frequentare questo mondo virtuale, togliendo tutto il “rumore” di fondo e tenendo solo la parte migliore.

Ecco quindi come è andata sotto forma di DIARIO:

Prima di tutto disattivo le notifiche sul cellulare che sono una calamita incredibile a causa di quei numeretti che dicono “guardami…guardami…” La gestualità è la sfida più difficile, viene automatico prendere in mano il cellulare. Dopo 10 minuti mi sono già pentita. Come farò? E’ una crisi di astinenza vera e propria. Poi rifletto e penso: Ho smesso di fumare, vuoi che non riesca a reggere l’istinto di aprire Facebook, Instagram o Twitter?

Primo giorno (8 giugno)

Con il marito andiamo a pranzo in un posto dove ci sono rose a profusione e non posso postarle su IG anche se lo avevo promesso ai miei follower. Niente paura, decido di salvare piccoli video da ripescare fra una settimana.

Ho dimenticato di disattivare le notifiche dall’ipad e vedo il numerino che mi segnala di avere interazioni in sospeso su Facebook e Instagram ed io, che ho l’abitudine di rispondere sempre a tutti, mi lascio prendere dallo sconforto. Penseranno che sono maleducata? Resisto comunque alla tentazione di sbirciare e disattivo le notifiche anche su questo device.

Secondo giorno (9 giugno)

Mi manca ascoltare le Instagram stories mentre mi dedico alla noiosa attività dello stirare e mentre pulisco la verdura. Penso che potrebbe essere utile acquistare un audiolibro. Ci penserò.

Intanto nel tempo libero leggo un libro che avevo in sospeso da giorni. L’ho letto in meno di 24 ore. Quanti libri aspettano di essere letti e giacciono in sospeso nella libreria e nel kindle!

Scopro con piacere che Netflix ha rilasciato una puntata finale di oltre due ore di Sense8 e non posso gioirne sul web. Ne gioisco da sola e me la guardo tutta nel pomeriggio. Grazie Netflix, mi serviva proprio questa puntata a sorpresa.

Durante il giorno prendo in mano diverse volte il cellulare e clicco in modo inconsapevole sulle app. dei Social. Chiudo immediatamente ma mi rendo conto che questa gestualità è la parte peggiore della dipendenza.

Ricevo una mail con la notifica di un messaggio privato di twitter e rispondo in DM a questa persona (che ha incontrato un mio follower e hanno parlato di me) perché mi sembra veramente maleducato non farlo, ma mi limito a questo, gli spiego del detox e chiudo immediatamente l’app.

Terzo giorno (10 giugno)

In giardino sta fiorendo l’hemerocallis, scatto qualche foto e un mini-video, non si sa mai che fra una settimana non riesca a mostrarne la bellezza.

Ho ritrovato in un vecchio portariviste giornali che non ricordavo di avere e che avevo evidentemente dimenticato di leggere: due vecchie riviste di giardinaggio e un paio di arredamento d’interni. Penso che mi farà comodo sfogliare qualcosa di poco impegnativo davanti alla TV invece di scorrere la TL di Twitter o la bacheca di Facebook come sono solita fare la sera.

Quarto giorno (11 giugno)

Penso che oggi sono a metà della mia “impresa” il giorno che segna la metà del percorso e mi rendo conto che la mia dipendenza da click sta scemando. Oggi nemmeno una volta ho cliccato per errore sulle icone dei social.

Continuo a leggere libri, sono già arrivata al terzo (ho sempre letto in modo incredibilmente veloce) e questa nuova attività mi da una immensa felicità, mi mancava la lettura e le storie, tutte diverse. che hanno un inizio e una fine. Mi ritrovo a leggere anche un libro, lasciato in disparte, che ha scritto una ragazza che seguo da tanto tempo su twitter e che, guarda caso, parla dell’amore ai tempo dei social. Evidentemente era questo il momento di leggerlo.

Quanto ai libri che sto divorando leggendo progetto già di scrivere un post al riguardo per consigliarvi quelli migliori.

Anche alla sera prima di dormire leggo un po’ tralasciando quella brutta abitudine di fissare lo schermo dell’ipad fino al momento di addormentarmi. So benissimo che la luce dello schermo fa malissimo e soprattuto prima di addormentarsi è deleteria e sono felice di scoprire che tutto sommato si può vivere senza farsi del male.

Quinto giorno (12 giugno)

Vado a pilates e faccio tutte le mie quotidiane attività senza quasi pensare al mondo virtuale che sto volutamente evitando. Non pensavo veramente che mi sarebbe mancato così poco essere connessa. Io che sono “dipendente” dai social da tanti anni e in modo piuttosto assiduo.

Facendo un po’ il punto della situazione direi che mi mancano veramente poche persone su instagram stories e medito già di silenziare tanti account che mi rendo conto costituiscono quello che io definisco il “rumore” di fondo che non voglio più avere se voglio utilizzare i social in modo più consapevole e limitato.

Anche su Facebook so già che dovrò togliere l’amicizia ad alcune persone che fanno discorsi a senso unico, spesso politici, a coloro che cadono nelle bufale quotidianamente, a coloro che invece non hanno mai interazioni con me, a quelli che intervengono nei miei post solo se possono criticarmi altrimenti mi ignorano. Che tengo a fare tutti questi inutili finti “amici”?

Sesto giorno (13 giugno)

Mi sto avvicinando alla fine di questo percorso e calcolo quanti libri sto leggendo e quanto tempo libero ho rispetto a prima, sono arrivata a 5 libri letti e lo so, sembra incredibile, ma rende la misura del tempo che i social occupavano nel mio quotidiano.

Oggi che ho un po’ di tempo inizio a scrivere questo post per raccogliere le idee di questo esperimento intanto che i ricordi non sono ancora svaniti.

Un rilievo interessante è che leggo le notizie dei fatti quotidiani attraverso i mezzi di informazione più affidabili e non attraverso i social come spesso avveniva. Le notizie non passano attraverso le solite manipolazioni, le solite esagerazioni, le solite frasi estrapolate i soliti inutili meme. Riesco a concentrarmi maggiormente riflettendo e giudicando con la mia testa – come peraltro faccio sempre – ma finalmente non condizionata dalle “urla” del web. Provare per credere.

Settimo giorno (14 giugno)

Oggi è l’ultimo giorno di detox.

Un po’ mi spiace, ormai avevo trovato un certo equilibrio. Il mondo virtuale non mi manca per niente, adesso so che potrei tranquillamente chiudere gli account che ho sui social e non mi succederebbe nulla, ma ora so anche che posso usare i social in modo più limitato, so che posso collegarmi per un tempo minore al giorno e voglio darmi delle regole da rispettare. So che posso seguire con piacere tutte le persone bellissime che ho conosciuto e che ho spesso incontrato anche dal vero e delle quali non voglio privarmi.

Dovrò immergermi inevitabilmente nel mondo social per gestire eventuali messaggi a cui non ho potuto rispondere ma so che poi entrerò in modalità “SOCIAL RESPONSABILE”.

E’ un po’ come bere ma bere responsabilmente… Rido.

Conclusione

Sono molto felice di aver deciso questa settimana di black out social perché mi ha fatto riflettere su un sacco di cose.

Quel mondo che chiamiamo tutti VIRTUALE è più reale di quanto pensiamo perché sono le persone che mancano non gli account, la differenza è che dalle persone attorno a te non puoi sfuggire solo spegnendo una app.

Fra tutti i social Twitter (nonostante sia quello dove ho il maggior numero di seguaci) è il social che mi è mancato di meno.

Alla fine le persone che mi sono mancata sono una ventina distribuite fra i vari social ed è su queste persone che mi concentrerò in futuro.

Mi è mancato lo scambio di chiacchiere con i miei follower, alcuni di loro so che mi apprezzano e mi seguono con piacere ed è anche per loro non chiuderò gli account.

Non mi è mancato nemmeno espormi in video nelle stories. Se non si utilizza Instagram per lavoro il mostrarsi è innegabilmente un modo di gratificare il proprio ego e una forma di comunicazione ma anche di esibizionismo, forma benigna e innocua ma pur sempre di esibizionismo si tratta. Chiunque si espone sui Social ne ha un ritorno di gratificazione. È sempre bene verificare quanto questa gratificazione sia importante. Perché se non possiamo farne a meno forse c’è qualche insoddisfazione o problema di fondo che sarebbe opportuno indagare.

Infine almeno una nota positiva mi sento di trovarla, i social ci aprono la mente, ci fanno ascoltare idee diverse dalla nostra, ci mostrano il mondo fuori dal nostro orticello, non dobbiamo privarcene, dobbiamo solo regolarne l’utilizzo affiché non diventino una ossessione. Ma non dobbiamo mai permettere che ci mettano di malumore come è capitato a me recentemente perché allora vorrà dire che non si tratta più di svago ma di condizionamento.

Ricordiamoci sempre che tutto ciò che diventa per noi una abitudine così radicata da condizionarci il quotidiano e farci pensare di non poter fare a meno di questa cosa è una vera e propria dipendenza e dalle dipendenze, da qualsiasi dipendenza occorre staccarsi perché non è buona cosa.

Io ora so che posso stare senza social e che non sempre il socializzare con questi stumenti è un bene. Parola di Zeta.

 

 

 

 

 

 

E’ da diverso tempo che non ho più voglia di scrivere sul blog ma attribuisco questa “pausa” anche alla mia poca voglia di partecipare ai social in genere così come ho sempre fatto, in modo assiduo da moltissimi anni. Immagino quanto poco vi potrà interessare ma visto che in questo blog, come sempre, condivido i miei pensieri questo è uno di quelli che mi frulla in mente da un po’.

Purtroppo i social sono cambiati e certamente sono cambiata io.

Probabilmente negli anni è anche aumentata la platea di persone iscritte ai social, basti pensare che il mio numero di iscrizione a Twitter è intorno a 166.000.000 di unità mentre i nuovi iscritti hanno numeri a 18 zeri (diciotto zeri capito! 1.000.000.000.000.000.000), con la conseguenza che, anche se il bello dei social è poter dare parola a tutti, questa moltitudine di “tutti” comincia a creare un po’ troppa caciara.

Ho sempre meno voglia di condividere, sempre meno voglia di partecipare a discussioni. Perché ogni discussione – soprattutto su twitter – genera una potenziale lite.  Perché – soprattutto su facebook – persone che ti ignorano per la maggior parte del tempo e non mettono mai un like o commentano in modo positivo i tuoi post, appaiono unicamente se possono contrastarti, spesso facendo finta di non capire il tuo pensiero o il senso del tuo discorso.

Parliamoci chiaro, il contraddittorio è molto importante, ci mancberebbe che tutti la pensassero come me ma che alcuni soggetti si palesino unicamente quando possono contestare o sminuire secondo me non ci sta.

Comunque ti giri sui social ci sono “battaglie” toni che si alzano troppo, persone che offendono chiunque senza alcun rispetto approfittando spesso dell’anonimato che, in particolare twitter, offre loro.

Correda il disagio un intero sottobosco di  pettegolezzi, cose riferite (spesso male o fuorviate) e polemiche, questo è per esempio uno dei motivi che mi hanno allontanato definitivamente da snapchat dove peraltro l’anonimato impedisce qualunque controllo su chi ti segue in realtà.

Condivido ancora qualche storia su Instagram e continuo a pubblicare fotografie che non generano mai contestazioni per fortuna ma raccolgono se mai diversa indifferenza da parte anche di chi, dei video delle storie non se ne perde uno, ma mai che ti metta un like ad una foto.

Tanto voyerismo, poca empatia, tanta critica, poca condivisione e bullismo 2.0.

Senza contare le innumerevoli notizie manipolate spesso dalle stesse testate on line, bufale,  frasi estrapolate dal contesto, informazione fuorviata, campagne denigratorie.

Se aggiungiamo poi che i social sono diventati campo di battaglia per influencer più o meno famosi che ti tempestano, spesso in modo sfinente, con centinaia di proposte di acquisto del più disparato settore merceologico,  ecco fatta la chiusura del cerchio.

Certo basta selezionare chi seguire e io lo faccio ovviamente ma se devo seguire una manciata di persone soltanto, dove finisce la socializzazione? Piuttosto leggo un libro.

Insomma sto riflettendo se continuare a frequentare i social o decidere che il mio tempo è finito ed iniziare prima a rallentare e poi a chiudere i profili. Non mi piace agire d’impulso preferisco riflettere con calma su questo disagio che provo quindi starò alla finestra a pensare e poi deciderò anche perché, parliamoci chiaro, i social mi hanno dato tanto, non posso pensare di buttare tutto vi così.

Io sono un’anima social nella vita e nel virtuale per questo la scelta è complicata ma credetemi, a parte pochissime persone (seguiamo persone ricordiamocelo non account)  che mi mancherebbero davvero tanto, non trovo altro motivo per restare in questa giungla che i social sono diventati.

 

 

 

Sapete che ho la consuetudine di osservare le dinamiche dei social e condividere quello che osservo da osservatrice. Spesso con ironia ma anche con spirito critico.

Oggi voglio parlare di un argomento che interesserà una platea numerosa dei social ovvero coloro che per definizione sono gli account COMUNI quelli che io definisco “il seguito” ovvero quelli che non sono  VIP o INFLUENCER o TWEETSTAR o comunque FAMOSI.

Tutti fra l’altro siamo passati attraverso questa fase non appena iscritti su un nuovo social.
Se fai parte di questa platea enorme di account ti sarai già reso conto di alcune dinamiche che mi accingo a riepilogare.
Quello che scriverò ti serva da consiglio per muoverti nel mondo dei social se sei nuovo.
Una delle prime sensazioni che avrai provato è quella di essere trasparente, ovvero puoi dire qualunque cosa che nessuno si filerà quello che dici.
Quindi controllerai di aver scritto davvero quella frase o fatto davvero quel video.
E’ normale, fa parte dell’imprinting infatti, se resisterai alla tentazione immediata di cancellare l’account, più ti sentirai solo e più scriverai, più scriverai e più ti leggeranno.
E’ matematico.
Azioni che puoi intraprendere per farti notare
Cerchi di emergere dal nulla tentando una comunicazione (spesso ignorata o inefficace) con  account famosi così da attirare l’attenzione.
Il modo più semplice per farsi notare è tentare di rispondere ad un tweet o ad un post su facebook ad una foto su instagram o ad un video su snapchat o su istagram stories, ma capirai presto che interventi tipo:  “ahahaha” “bello” “figo” “sei un mito” non hanno nessuna efficacia e vengono ignorate regolarmente quindi dovrai tentare una conversazione un minimo più articolata.
In molti casi verrai comunque ignorato, alcune volte invece account più socievoli forse metteranno un like o un cuoricino alla tua risposta che vorrà dire “ho letto” e ti dovrà bastare.
Qualche volta, e proseguendo nei commenti a post di persone “famose” potrai addirittura ottenere una risposta e nella fase più avanzata, addirittura di farti seguire.
Socializza con i tuoi simili, stimola conversazioni interessanti fra chi è “diversamente famoso” come te, è utile per crearsi una base di follower che, se non altro, condivideranno i tuoi stessi passi. Non sempre seguire solo i “famosi” da soddisfazione, anche condividere esperienze e pensieri comuni può essere altrettanto gratificante.
Scegliti un ruolo, un modus operandi che ti sia congegnale e produci contenuti.
Piano piano qualcuno li noterà, fosse solo qualcuno come te, da poco entrato nel mondo dei social.
Azioni che dovresti evitare per farti notare
Proseguendo nel tentativo di farti notare potresti commettere alcuni errori che vado ad elencare.
Fare lo stalker
Commentando ogni singolo tweet o post (magari con battute infelici) rischi di diventare invadente ed in questo caso rischierai facilmente il blocco, a nessuno piace la sensazione di sentirsi “accerchiato” quindi evita.
Litigare
Potrebbe balenarti l’idea di tentare la strada del litigio con uno di questi famosi per farti notare.
Di sicuro avrai visibilità, avrai anche un seguito di curiosi che vogliono vedere come va a finire ma sei sicuro di fare la parte di quello antipatico o di essere seguito solo perchè hai contrastato il vip o la tweetstar di turno che molti vorrebbero “schiacciare”? Io credo di no, è una fama di breve durata, ricadresti nuovamente nel nulla, a meno che il catfight non diventi la tua caratteristica principale. Molti che non riescono ad emergere diversamente   litigano con tutti e criticano tutto, ma devi essere davvero sicuro di volere questo tipo di fama. Personalmente aborro questi profili, poi fai tu.
Copiare contenuti
Certo forse potresti avere un tuo seguito copiando tweet o foto altrui,  le cose belle di altri ti daranno una momentanea visibilità e forse anche seguito, ma prima o poi verrai sbugiardato  da qualcuno con buona memoria o dallo stesso autore, senza contare che copiare tweet è ridicolo ma copiare foto o post di blog è un rischio per il copyright quindi occhio a quello che fai. Il mio consiglio è: lascia perdere.
Comprare i follower
Forse  le aziende possono avere interesse a fare questo, ma se hai tanti follower e poi nessuno ti commenta, ti retwitta, ti mette un like ad una foto perché sono profili finti o bot a cosa ti serve? Solo a far finta di avere un seguito ma a me pare di uno squallore infinito.
Lamentarsi dei “gruppetti”
E’ una vecchia litania che leggo o ascolto spesso ma fidati, non porta da nessuna parte, forse ti aiuterà a solidarizzare con alcuni account che la pensano come te, ma non farete altro che creare il gruppetto contro i gruppetti. Ridicolo vero?
E’ inevitabile che account affini o addirittura amici nella vita fuori dai social parlino fra di loro, si sponsorizzino e si citino a vicenda. E’ normale e fisiologico, ma davvero sembra utile questo tipo di critica? Io dico di no, rende solo antipatici.
I “gruppetti” ci sono sempre stati e sempre ci saranno, ma io non li chiamerei “gruppetti” li chiamerei “amici di feeling” e gli amici di feeling sono cosa buona secondo me.
Cosa è utile per emergere dal nulla
Avere contenuti
Quello che più facilmente potrebbe farti emergere e notare è avere dei contenuti interessanti.
Non ci sono storie, se avrai contenuti interessanti avrai anche seguito più o meno numeroso in base alla tua capacità di comunicare ma avrai seguito. E seguiranno te per le tue capacità e ti assicuro che può essere gratificante.
Il vecchio detto “pochi ma buoni” avrà pure un senso.
Condividere contenuti di altri
Potrai condividere contenuti di altri e diventare una utilità per altri. Però se condividi contenuti altrui con l’intento di essere ricambiato resterai deluso.
Putroppo non funziona così.
Il fatto di condividere cose di tweetstar o influencer potrà farti conoscere, potrai anche essere ringraziato dal personaggio famoso di turno, ma non aspettarti che loro stessi condividano cose tue.
Non funziona così purtroppo.
Sarebbe bello ma non funziona così.
Quindi se le tue condivisioni hanno il solo scopo di acquisire visibilità perchè a loro volta i famosi ti condividano stai sbagliando strategia.
E’ probabile anzi che qualcuno ti critichi comunque perché hai condiviso il contenuto di qualcuno e non il suo, ma questo dovrebbe solo farti sorridere no?
Condividere è bello e dovrebbe essere lo spirito dei social, per me l’equazione Social=socializzare è importante.
Quindi alternare contenuti tuoi con condivisioni altrui – siano retweet, segnalazioni di post di blog interessanti, segnalazioni di video – per me è SI, per me la condivisione è ok.
Riepilogando
E’ solo con le tue forze che potrai diventare tu stesso un famoso o un influencer o una tweetstar e se non hai le capacità per emergere non prendertela con quei brutti e cattivi dei “famosi” che non fanno nulla per te, prenditela solo con te stesso,
Forse il tuo destino non è diventare famoso sui social o addirittura influenzare altri, ci sono tante cose nella vita che possono gratificarti, non tutti hanno la stoffa del comunicatore, non tutti possono trovare un lavoro remunerato nei social. Qualcuno si realizza anche altrove.
Qualcuno si accontenta di leggere o ascoltare gli altri e imparare cose nuove. 
Non deve sembrarti strano, in fondo gli scrittori di libri sono pochi e i lettori sono tanti, vorrà pur dire qualcosa. Fattene una ragione.

Molti si chiederanno: “ma perché mai uno dovrebbe desiderare essere famoso sui social?”
Ebbene c’è più gente di quella che pensiamo che lo vorrebbe. 
Da un mini-sondaggio che ho fatto su twitter ben il 41% vorrebbe avere “successo sui social.
Meditiamo gente, meditiamo.

 

Spero di essere stata utile a chi non è famoso e se questo post ti è stato utile condividilo, in fondo io scrivo anche per questo… o no ???
FOTO: PIXABAY

 

 

Due parole su di me per chi approda per la prima volta su questo blog.
Mi chiamo Antonia, Antonia Zeta per i social, @azzetazeta il nick name.
Vivo a Parma e sono sposata
Sono una libera professionista, Consulente del Lavoro per l’esattezza, ma social per passione.
Mi definisco portatrice sana di energia positiva – in eterna evoluzione – studio per diventare saggia – come le rose posso anche pungere.

 

Mi trovate su twitter TWITTER (@azzetazeta)
oppure su INSTAGRAM sempre come @azzetazeta
Ho una Pagina pubblica su FACEBOOK Lady Zeta 
Sono anche su TUMBLR (Antonia Zeta)
dove inserisco qualche post di emozioni e pensieri sparsi
Mi trovate anche su Snapchat 
eccovi il mio snapcode
Infine mi trovate anche su G+ come Antonia Zeta, ma qui veramente latito da un po’
Infine la mia mail pubblica è ladyzetablog@gmail.com
Se volete saperne di più relativamente al motivo per cui questo blog è nato eccovi il primo post che vi invito a  leggere:
A Parma, nella magnifica cornice del Teatro Regio, finalmente lo spettacolo di Fiorello “L’Ora del Rosario”, i biglietti venduti in meno di 24 ore oltre un mese fa, per me è stata una vittoria riuscire a riservarmi posto in platea con il marito.
Seguo Fiorello da sempre e lui non è più il giovane re del Karaoke con il codino, come io non sono più la ragazza che guidava le moto, ma devo dire che, anche se apparteniamo alla stessa generazione, il tempo su di lui deve essersi fermato …
Fiorello ci ricorda infatti, ad inizio serata, che ha 55 anni ed è un gran figo, facendo svolazzare la sua fluente chioma alla faccia di quei coetanei che hanno salutato da tempo i capelli morenti.
Ed è proprio vero che è in forma,  il suo spettacolo è energia pura, l’incedere sicuro di chi non impara un copione ma costruisce la risata del pubblico in modo spontaneo e mai forzato.
Lo spettacolo è fluido, nessun vuoto, nessuna pausa imbarazzante, nessuna stanchezza, più di due ore di risate continue che mettono a dura prova le prostate ingrossate e le urgenze delle signore più avanti con l’età o delle donne incinte che devono fare pipì ogni mezz’ora. 
Due ore in cui nemmeno una scontata battuta politica viene pronunciata, ma la comicità spazia nella capacità di Fiorello di vedere le caratteristiche umane, le consuetudini quotidiane, mostrando caricature musicali e cittadine.
Non a caso Fiorello, prima di ogni spettacolo, gira per le strade della città ospitante e carpisce le usanze, le stranezze, gli usi e le caratteristiche degli abitanti. Si immerge nel territorio e ne ridicolizza bonariamente i tratti.
Non dimentica inoltre l’orgoglio Italiano e un po’ di sano campanilismo (provate a googolare “Shakespeare era di Messina?”). 
Dialogo e parti musicali intervallate con sapiente attenzione, con ingresso fluido dei componenti della sua band e del Trio vocale “I Gemelli di Guidonia” e un bellissimo tributo a Mina e Tony Renis.
Grazie quindi a nome di Paaaaaaarma  e, come direbbe un Parmigiano DOC, “Fiorello l’è bèl bombèn” ve lo dice una che ha avuto il permesso di salutarlo prima dello spettacolo e che di fronte ad un mito dello spettacolo la prima frase che le è venuta in mente è “Sei alto!” (Rido da sola).
Non si è negato ad una serie di selfie “Così scegli quello che ti piace di più tanto lo so che lo posti sui social” dove le sue espressioni mostrano la sua sicurezza personale, si esibisce infatti in pose e smorfie che sono la dissacrante presa in giro alla perfezione plasticata di certi selfie pubblicati.
Grazie Fiore per la bellissima serata, che ho voluto ricordare sul blog perchè nel mio salotto è bello raccontare agli amici il mondo dei social, ciò che mi rende triste, ma anche ciò che mi rende felice.
E ieri sera è stata la serata perfetta. Non mi scappava nemmeno la pipì.
Alla prossima.

Mi viene da esprimere il mio pensiero dopo l’ennesimo attacco ad un VIP sui social.
Era già toccato a Fiorello a Gerry Scotti a Rudy Zerbi a Fedez a Mentana e tanti altri (qualcuno ha pure cancellato l’account su Twitter)
Ora è toccato a Morandi.
Premessa:
Morandi ha un seguito impressionante 
135.000 seguaci su Instagram con una media di 5/6.000 like a foto; 
Oltre 2.000.000 di seguaci sulla pagina facebook con post che raggiungono anche i 90.000 like e 5/6mila commenti, commenti ai quali viene risposto quasi sempre uno ad uno…
Premesso questo, scoppia uno scandalo (!?) perché viene postata una foto su instagram con “mettila verso le 13 o 14” (chiunque l’abbia postata è stato vittima, come spesso succede, di un copia-incolla non controllato) facendo intuire che qualcuno gestisca il profilo di Morandi o quanto meno lui invii a qualcuno le sue foto per la programmazione di pubblicazione e la prima a “scoprirlo” è la famosa critica Selvaggia Lucarelli con il post che trovate qui:
Ora, il lavoro di Selvaggia è quello di stare sempre sul pezzo creando situazioni di gossip e critiche all’uno o l’altro personaggio, ma il problema non è lei che si è lanciata su una ghiotta notizia, ma il problema sono tutti quelli che hanno offeso, anche pesantemente, Gianni Morandi dandogli del falso, e altri epiteti ben più offensivi che (visto che sono una signora) non ripeterò e non pubblicherò nemmeno.
Li chiamano “hater” io li definisco frustrati.
Ora mi chiedo chi, dotato di normale intelligenza, poteva pensare che Morandi passasse ore e ore con il suo smartphone in mano a rispondere uno a uno ai milemila commenti sulla pagina facebook?
Vogliamo credere anche che tutte le foto che non sono dei selfie siano fatte da Anna ma se Anna deve uscire a fare la spesa, Gianni deve rassegnarsi a non comparire sui Social o accettiamo che qualcuno gli possa scattare una foto?
E che, se anche fosse così pieno di energia da fare tutto da solo (impossibile), vogliamo dargli il beneficio del dubbio immaginando che un giorno non gli funzioni la connessione e chieda a qualcun altro di pubblicare una cosa per lui?
No, il “popolo del web” deve massacrare.
Ecco questa è la parte malata dei social quella costituita da persone frustrate che non attendono altro che una Lucarelli o qualunque altro individuo faccia un commento o porti alla ribalta qualunque cosa per lanciarsi in offese gratuite e velenose.
A Gianni Morandi non fregherà nulla o forse si, ma di certo a una persona debole e non famosa un assalto di offese potrebbe fare danno e parecchio.
E mi spingo oltre.
Anche tutte le persone che commentano in modo eccessivamente positivo, che adorano pubblicamente queste persone famose, che scrivono frasi d’amore, richieste di risposte e complimenti pubblici e altro… non stanno poi tanto tanto bene.
Perché certe realtà sono effimere, quasi sempre elargite a scopo pubblicitario, per accontentare i fans, e non perchè Morandi o qualcun altro ci amano uno ad uno …
Quindi, diciamo pure la battuta sull’ultima foto postata da Arisa o il look di Valerio Scanu ma per favore, le offese pesanti, le minacce di morte ai vip e ai figli dei vip banniamoli noi per primi prendendone le distanze,  considerando queste persone bisognose di aiuto psichiatrico, frustrati della vita che non hanno altro modo di sfogare la loro rabbia.
Vediamo le cose in modo obiettivo e prendiamole per quello che sono: delle cavolate incredibili che ci distolgono dai problemi veri che abbiamo.
Ma mondo che io sogno non esiste.



Ps
aggiornamento:
Alla fine tutto finisce a tarallucci e vino….