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C’e una violenza che spesso non si vede. È la violenza psicologica. È quella violenza che si tiene nascosta che scava nell’anima e lascia ferite invisibili ma che fanno altrettanto male, che fanno spesso più male di quelle fisiche perché creano sensi di colpa come se la vittima delle violenze psicologiche si meritasse questo dolore. Sono violenza in famiglia, in coppia, sui luoghi di lavoro. Violenze quotidiane. Violenze senza fine. Occorrerebbe fare uscire dall’ombra queste situazioni perché chi ne è vittima ha un grande bisogno di aiuto. Parlatene perché parlarne è già aiuto.

Non occorre un giorno preciso per parlare di queste cose. Dobbiamo parlarne ogni giorno con chi ci è vicino, con chi incontriamo, suo social, ovunque.

(Da una idea di @lapostrofoaura su Instagram). #outoftheshadows

Siamo sommersi da password, ormai ogni sito, ogni i social, ogni app richiedono una registrazione e/o l’utilizzo di una password.

Possiamo avere la memoria migliore del mondo ma non riusciremo a ricordarle tutte, ovviamente se vogliamo stare in sicurezza, perché sono capaci tutti di usare “1234”oppure “password” che ci lasciano però a rischio assoluto, senza contare che molte registrazioni richiedono password articolate tipo: “almeno 8 lettere, maiuscole e minuscole, con caratteri speciali, oppure solo numeri, oppure geroglifici.

Insomma, abbiamo bisogno di un modo per archiviare le nostre password in modo sicuro e scriverle su un foglio non è sicuro e usare un testo di word non è sicuro.

Quindi ho ricercato una app che potesse riunire tutte le mie password dovendomi ricordare soltanto una sola password d’accesso. Ne ho provato due fra le migliori e ve le consiglio.

Sono simili ed hanno funzioni altrettanto utili. Entrambe danno la possibilità di salvare nome utente, password, eventuale sito web per accesso diretto, creare automaticamente password sicure, salvare note ecc.

L’accesso è semplice, configurabile su PC e app per il cellulare utilizzando anche la sola impronta o il face-id, danno la possibilità di backup, di utilizzare archivi diversi per la gestione delle password dei famigliari o delle password private o dell’attività lavorativa ecc.

Per avere tutte le funzioni dovrete accedere attraverso abbonamento ma vi assicuro che il costo ne vale la pena.

Eccovi le app che ho utilizzato e che vi consiglio sicuramente.

 

A volte si presentano seconde possibilità. Per noi è stato così.

Chi l’avrebbe mai detto, quando ci siamo incontrati giovanissimi e ci siamo piaciuti ma poi ci siamo lasciati perché probabilmente non era il momento di costruire una relazione seria e duratura, che oggi saremmo stati qui a guardarci negli occhi e a festeggiare 25 anni di matrimonio?

Chi l’avrebbe immaginato che, nonostante entrambi avessimo deciso di sposare altre persone, ci saremmo incontrati di nuovo liberi e pronti finalmente per una relazione stabile?

Quale destino ha deciso di farci incontrare per strada mentre uscivo dall’avvocato che stava curando la mia separazione?

Credo che siano state le difficoltà della vita, che ci siamo trovati ad affrontare all’inizio della nostra “seconda possibilità”, che ci hanno fatto capire che potevamo andare avanti senza paura.

Io appoggio te, tu appoggi me. La forza che passa dall’uno all’altro in caso di necessità, un fluido invisibile ma potente.

La ricetta per riuscire in questa impresa? Tanta maturità,  condivisione, rispetto, compromessi, scontri, passi avanti, passi indietro, accettazione, complicità, affetto immenso.

La voglia di raccontarci ancora, di tenerci per mano per strada, di baciarci e abbracciarci anche in pubblico, di scherzare come bambini, di sopportare i nostri difetti, di condividere le cose importanti della vita.

Io tutto ieri, tu tutto domani, ma forse ce la facciamo a fare qualcosa oggi. Due teste dure che non ci siamo ancora rotte. Eppure non riesco ad immaginare la vita senza di te.

25 anni di matrimonio. Un altro numero da aggiungere alla nostra storia.

Ora vengo a sussurrarti in un orecchio se ti va di andare avanti ancora a cercare un altro traguardo.

Auguri amore mio.

 

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Ho letto anche altre cose più tecniche e meno interessanti per voi, quindi farò una mini recensione di quelli che potreste trovare interessanti:

 

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La mia “recensione” di questo libro è piuttosto inutile perché di certo l’avrete già letto tutti sarò quindi breve.

Mi è piaciuto? Ni

E’ un libro scorrevole, tocca argomenti e problematiche importanti senza mai eccedere.

Però se devo essere sincera non mi ha entusiasmato, sembra un po’ troppo costruito, come se i sentimenti da suscitare nei lettori siano comandati a distanza.

Però leggetelo, se già non lo avete fatto, perché merita di essere letto, senza ombra di dubbio, la protagonista è straordinaria, originale e mostra i suoi problemi poco a poco e il modo in cui è riuscita a tenere sotto controllo i drammi della sua vita è incredibile.

 

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E’ un libro strano, eccessivo, ma plausibile.

La famiglia perfetta, quella da mulino bianco, analizzata, smembrata da sentimenti e segreti mai confessati, come se il castello di carte costruito da padre, madre e figli, anziché fatto cadere di colpo venisse smantellato una carta alla volta.

Dramma psicologico interessante che sicuramente vi terrà incollati fino alla fine.

Vorrete sapere come andrà a finire… ecco appunto, come andrà a finire?

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Questo libro mi è piaciuto moltissimo.

Amo i triller e questo lo è. Amo le sorprese e qui ci sono.

C’è l’amore, i sentimenti, il tradimento, il mistero, la follia.

Troverete anche un pizzico di soprannaturale che condisce la storia e la rende possibile.

I protagonisti tratteggiati con giusta precisione, il mistero che accompagna la storia passo passo senza essere svelato fino alla fine.
I sentimenti descritti con maestria e il “buono” e “cattivo” che si confondono lasciandovi spiazzati.

Se vi piace il genere, leggetelo subito, non lo lascerete fino alla fine.

Buona lettura!

 

 

 

Credo di essermi rotta.

Come se qualcosa di robusto, tenuto insieme per tanti anni dalla sua tempra, si fosse spezzato e fosse stato riparato con qualche colla speciale per durare tanti anni ancora ma ormai nemmeno quella colla bastasse più a tenerne insieme i pezzi.

Credo di essere stata forgiata con il miglior materiale possibile e poi temprata con anni di autodisciplina per sopravvivere ad eventi e mancanze che mi hanno accompagnato da sempre.

Chiunque mi conosca può testimoniare la mia capacità di autosufficienza, organizzativa e interventista in ogni situazione, la mia capacità di dare aiuto quando serve, di essere forte al momento giusto.

Ecco mi sono stancata di essere forte, sono stanca di indossare il mio sorriso ogni giorno, quel sorriso che mi sono portata appresso anche quando di sorridere non avevo davvero voglia ma è quel sorriso che spesso ha fatto stare meglio qualcuno oppure ha fatto dimenticare qualche problema oppure ancora ha predisposto gli altri in modo positivo nei miei confronti.

Un sorriso che è il mio biglietto da visita ma che spesso ha mascherato il dolore, la paura, la tristezza.

Sono stanca, anche fisicamente, ma non solo fisicamente e sto qui seduta a chiedermi se ho mai incontrato nella mia vita qualcuno che potrebbe fare per me quello che ho fatto per gli altri a parte l’uomo che ha deciso di starmi a fianco e che conosce le mie debolezze.

Ho sempre dato di me l’impressione di una donna indipendente e infallibile, capace di qualunque cosa, ma dentro ho combattuto battaglie infinite, notti insonni, attacchi di panico, ogni tipo di paura.

So anche di non essere l’unica donna a comportarsi in questo modo, donne Alpha le chiamano, quelle determinate, quelle che hanno combattuto per affermarsi, sicure del loro valore, responsabili di ogni loro azione.

Credo ormai di aver usato tutto il carburante e di essere rimasta a secco nello sforzo di andare sempre a mille e non fare mai pesare i miei problemi sugli altri, perché chi è abituato ad aiutare sempre non ha mai imparato a chiedere aiuto.

Purtroppo tutti abbiamo bisogno di qualcuno, tutti abbiamo bisogno di aiuto.

Purtroppo gli altri, con i loro atteggiamenti, possono farci male, molto male, anche se non lo mostriamo quasi mai.

Credo che d’ora in poi permetterò alle persone di vedere le mie ferite e forse sarà visibile la mia vulnerabilità che ho sempre tenuto nascosta.

Non smetterò di aiutare gli altri e di essere forte, perché ormai è la mia vita, ma non permetterò più alle persone di ferirmi senza capire quanto male mi fanno e soprattutto mi allontanerò dalle persone che, nonostante abbiano vissuto il mio dolore perché io stessa più volte glielo ho mostrato, hanno fatto finta di nulla perché era più comodo così, perché era più comodo usarmi.

Cercherò un collante che mi rimetta insieme, che mi permetta di stare in piedi in modo autonomo ma contemporaneamente impedisca agli altri di spezzarmi ancora.

Me lo devo.

 

Oggi l’appiglio per parlare di donne violentate la fornisce una sentenza che parla di ubriachezza e mancata aggravante perché la donna violentata non è stata fatta ubriacare dal suo violentatore ma si è ubriacata autonomamente e quindi deve rispondere della sua stoltezza.

il solito “Se l’è cercata” 

Personalmente ritengo che il punto non sia il giudice che ha correttamente applicato la legge in questa sentenza, che il punto non sia il modo in cui è stata riportata la notizia dai media, come sempre in modo sensazionalistico ma spesso fuorviante.

Il problema è invece il fatto che si possano applicare aggravanti se uno ha fatto o non fatto ubriacare una donna e poi l’abbia violentata o se la donna abbia indossato la minigonna o un paio di jeans o se abbia gridato forte il suo NO e abbia o meno usato le unghie per difendersi.

Purtroppo si dovrebbe solo prendere in considerazione lo stupro come tale e punirlo con una pena molto alta e senza se o senza ma.

Questo è il mio pensiero. E invece c’è sempre il sottinteso “se l’è cercata”.

Se l’è cercata vestendosi in un certo modo o bevendo troppo. Non ne usciremo mai.

In giugno, complice anche la settimana di “detox social”, ho finalmente ricominciato a leggere come facevo una volta. Sono sempre stata una divoratrice di libri e solo il tempo perso sui social ha rallentato il tempo dedicato a questo hobby stupendo che è la lettura.
Alcuni di questi libri sono stati acquistati o scaricati sul mio fedele Kindle a seguito delle recensioni di @tegamini (Francesca Crescentini) attraverso la sua rubrica #LibriniTegamini che vi consiglio di seguire su instagram o sul suo blog  e che ringrazio per i continui ed interessanti spunti che ci regala.

Di seguito una breve recensione dei libri che ho letto che, come vedrete, sono quasi tutti del mio genere preferito: romanzo avventuroso, thriller.

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John Grisham è uno dei miei autori preferiti in assoluto quindi è veramente difficile che un suo libro non mi piaccia.

In questo libro si parla di furto di opere d’arte e di ricettazione. L’affascinante figura di Bruce Cable che ha una vera passione per i libri antichi e i manoscritti rari potrebbe nascondere nella sua libreria i manoscritti rubati? Una giovane scrittrice verrà “ingaggiata” per scoprirlo.
Libro che stranamente si allontana dalle storie a cui Grisham ci ha abituato. Meno incalzante ma più romanzato. Comunque piacevole.

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Ho letto il libro di Sara Gazzini, conosciuta sui social che giaceva da un po’ in attesa. Il libro parla di un gruppo di donne che si incontrano in un seminterrato e parlano delle loro esperienze come se fosse un incontro degli alcolisti anonimi. Una terapia di gruppo organizzata da una terapista che cerca di aiutare le 8 donne riunite perché anche la loro è una forma di dipendenza, quella degli incontri sui social, delle notifiche di whatsapp, degli amori sbagliati, dei cuori infranti.  Se frequentate i social vi basterà un attimo per immergervi nei loro pensieri ma anche se non li frequentate perché i problemi d’amore in fondo sono comuni a tutte… terapista compresa.

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Questo libro è tanto irreale quanto appassionante. Due sorelle e uno zio invalido vivono in una grande casa in apparente felicità occupandosi di giardinaggio e cucina.
Vivono isolati e da subito si capisce che sono ciò che resta di una famiglia quasi completamente sterminata durante un pranzo, alcuni anni prima, a causa di un avvelenamento collettivo.
L’ingresso nella storia e nella vita di queste tre persone di un cugino sconvolgerà la pace e porterà ad eventi sconvolgenti.
La descrizione dei luoghi e delle persone coinvolte è veramente appassionante e non smetterete di leggerlo fino all’epilogo finale.

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Premonizioni, avvertimenti che gli animali del bosco portano agli abitanti di questo paese che hanno una caratteristica comune: si sentono tutti scrittori. Così quando un editore entrerà in paese promettendo un premio letterario la vita del paese sarà sconvolta. Sarà forse che l’estraneo è il diavolo in persona?
Il libro si legge velocemente e ha il ritmo di un thriller.  Godibilissimo.

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Di nuovo Grisham. In questo libro tre studenti iscritti alla scuola di legge si ribellano al sistema e cercano di liberarsi dei debiti contratti per poter studiare in una scuola peraltro mediocre e con l’intento di smascherare la truffa che sta dietro a questi prestiti concessi agli studenti, decidono di non portare a termine gli studi e fingono di essere già avvocati abilitati. Ovviamente il loro cammino nella illegalità sarà complicato, molto rischioso e pieno di colpi di scena. Ce la faranno?
Da leggere tutto d’un fiato.

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Non leggete questo libro se avete paura delle streghe. Un intero paese è da secoli “prigioniero” di una maledizione. La strega che appare random lungo le strade o nelle case è ben conosciuta dagli abitanti del paese. Non si può parlare di lei, non si può allontanarsi dalla città, non si può far sapere agli estranei la storia della strega. Una tacita forma di rispetto per questo fenomeno soprannaturale che verrà sconvolto da azioni di disturbo perpetrate inizialmente da ragazzini del luogo che vogliono ribellarsi a queste imposizioni.
In un crescendo di avvenimenti e di orrore il lettore verrà portato verso la fine del libro e degli eventi trattenendo il respiro.
Se amate il genere vi assicuro che è strepitoso.

IMG_1172I personaggi di questo libro giallo, ambientato nel 1920, ruotano attorno alla morte improvvisa, violenta e misteriosa dell’infermiera Florence Nightingale e alle vicende della diciottenne Louisa Cannion che si butta giù dal treno in corsa per sfuggire a uno zio pericoloso che intende pagare i propri debiti offrendo i “servigi” della nipote a uomini privi di scrupoli. Louisa riesce a farsi assumere in una famiglia più che benestante come istitutrice e insieme a Guy della polizia ferroviaria, che l’ha soccorsa in stazione, cercherà di districare il complicato rebus legato all’assassinio avvenuto sul treno.
La storia è ispirata al vero omicidio mai risolto di Florence Nightingale.

Buona lettura.

Volevo parlarvi di un argomento che mi sta molto a cuore ma al quale spesso non si pensa, ovvero il dolore invisibile.

In questo momento non mi riferisco al dolore psicologico che merita un capitolo a parte e nemmeno al dolore di violenze domestiche che è tema molto delicato e che non posso trattare io (per fortuna).

Mi riferisco unicamente al dolore fisico.

Ci sono molte persone che convivono con il dolore fisico, perche hanno una malattia autoimmune oppure per malattie diverse più o meno gravi e non sempre, il loro dolore, può essere tenuto sotto controllo.

Questo non vuole essere un post di aiuto a queste persone perché purtroppo non ho nessuna soluzione per loro che non sia di rivolgersi ai medici di competenza per ogni patologia.
Questo post invece e diretto a chi fortunatamente questi problemi non ha perché possa comprendere alcuni concetti ed essere di aiuto e comprensione a chi invece convive con il dolore fisico.

Chi ha problemi cronici che gli causano dolore fisico vive una vita quasi normale, esce, fa spesa, va al lavoro, esce con gli amici, va in vacanza, fa viaggi ma con uno sforzo personale a volte insormontabile, ciò che per una persona comune è infatti normale per chi soffre di queste patologie molte attività quotidiane richiedono l’energia di scalare una montagna.
A volte assumono farmaci invasivi, che spesso modificano il loro corpo oppure sono poco tollerati creando effetti collaterali fastidiosi.

Queste persone avranno bisogno di momenti di riposo che risulteranno incomprensibili, non sempre riusciranno a fare attività fisica, una passeggiata, una sezione in palestra senza poi dover prendere una analgesico o recuperare con riposo forzato nei giorni successivi.
Queste persone hanno solo bisogno di comprensione e di aiuto ma spesso non lo chiederanno per vergogna o per riservatezza se non fate parte della loro vita quotidiana.

Quindi ricordate che il dolore non è un tatuaggio ne una luce che si accende in fronte, ma è un problema silente e invisibile. Non tutti hanno il lamento facile e potrebbero essere accanto a voi, lavorare con voi, viaggiare in autobus con voi essere in coda al supermercato senza che voi lo sappiate.

Quindi armatevi di pazienza e di comprensione per chiunque vi sembri diverso da voi perché potrebbe far parte della schiera innumerevole di vittime del dolore cronico.

Non sempre un sorriso stampato in volto significa felicità ma la cosa più comoda da indossare per nascondere il proprio difficile quotidiano.

 

 

 

 

Il disagio delle persone che frequentano i Social (di cui vi agevolo campionatura) è la presa in giro alla Ferragni solo perché posta due foto scrivendo “Always with me”

Da quella che la rimprovera per non essersi struccata la sera prima (ma davvero davvero??) a quelli che sostengono che il bambino sia sempre con la Baby Sitter a chi le fa la paternale perché mostra il figlio, a chi vorrebbe invece immagini del “vomitino” di Leo o immagini di Chiara mentre cambia un pannolino magari con la prova che Leo fa la cacca come tutti i bambini.
Ma davvero?! Ma davvero davvero?
Questa ragazza e circondata da parenti e certo può permettersi una baby sitter perché mai dovrebbe fare la vita che qualcuno vorrebbe lei vivesse?
Ovvero mostrarsi in vestaglia, sfatta, struccata, alle prese con il vomito e il pianto di suo figlio, magari anche in preda, perché no, di un po’ depressione post partum?
Beata lei se ha un aiuto, beata lei se ha un fisico che è tornato in forma in tempi incredibilmente brevi.
È ovvio che ci fa vedere i momenti migliori. Perché questa critica?
Perché infierire su una ragazza che ha la fortuna di potersi dedicare al suo lavoro senza annullarsi?
Tante battaglie sulla libertà della donna, contro la discriminazione che la donna subisce a causa della gravidanza, battaglie per dimostrare che la gravidanza non è una malattia e poi se qualcuna dimostra che la gravidanza non è una malattia, se hai la possibilità di essere aiutata, ecco che la stronchiamo.
Quanto livore, quanta tristezza.
Io non capisco. Davvero.

Chi approda per la prima volta su questa nuova versione del blog avrà già capito che qualcosa è cambiato.

Ho deciso di cambiare piattaforma passando da Blogger a WordPress che mi da più garanzie per gestire le normative privacy che ci stanno mettendo alla prova.

Questo blog non raccoglie dati particolari e non è un blog di tipo “commerciale” però occorre tutelarsi e quindi eccomi qui, a decidere se restare o cancellare il blog.

State sintonizzati…